Vivere con Gusto nell'anno bisesto

La curva dei contagi è tornata a crescere e sono di nuovo in atto misure di contenimento volte a limitare la socialità.  Senza entrare nel merito delle proposte,  ogni tanto ci chiediamo come sia possibile portare avanti il  paradigmatico “vivere di gusto”, a fronte di questo periodo storico.

Mascherati, spesso in casa, costretti alla continua sanificazione delle mani manco fossimo Lady MacBeth, a fare file ordinate, a tenere il metro in tasca per verificare la distanza dell’interazione sociale, a educare i figli a inevitabili malizie (“soffoca lo starnuto, se ti vedono torni a scuola per Pasqua…”),  a videoconferenze funestate da irruzioni di bambini esagitati, gatti in amore a gemere in diretta, connessioni più incerte di una valuta sudamericana, a rinunciare all’amante, al calcetto, all’asta del Fantacalcio...

Eppure, col massimo rispetto di chi ha perso familiari, chi è e sarà in difficoltà col lavoro, le implicazioni socio economiche etc., sono certo che non ricorderemo questo periodo solo per gli aspetti negativi e che la nostra innata attitudine a “vivere di gusto” sarà al fine riuscita a fare capolino, come rondini ai primi tepori, anche stavolta.

Noi italiani proveniamo da una civiltà che ha sempre preferito la misura all’esagerazione, la raffinatezza al pantagruelico, il convivio all’aggregazione. Un piatto di spaghetti con un fiasco di vino rosso piuttosto che una rumorosa festa della birra con migliaia di persone. Gli eccessi, pur esistiti e sempre presenti, hanno nello Stivale subìto una tamponatura genetica e storica a favore dell’equilibrio, della bellezza non sguaiata, del buono misurato.

Insieme a una innata capacità di risorgere, di rinascere, di saper adattarsi nelle difficoltà e costruire sopra sistemi di vita e relazione unica: dal poco, il tanto; dagli scarti, capolavori; dalle necessità, opportunità. Si pensi in Toscana al pane sciocco come epitome di un vivere di gusto malgrado tutto. O le fattorie contadine di galestro e mattone: quanta bellezza in quelle misere, essenziali e necessarie trame murarie.

Per questo riteniamo che Vivere di Gusto sia oggi più che mai auspicabile e possibile e che possa aiutare - come una sorta di bussola - a orientarci in questi giorni complessi, in cui atipiche dinamiche relazionali stanno necessariamente insediandosi e diverranno nuova normalità.  Senza isolarsi, senza scoraggiarsi, perché se è vero che il virus prospera attraverso i rapporti sociali, l’istintiva e ben più contagiosa ricerca verso la felicità passa dalla relazione con l’altro.

E ancora una volta l’equilibrio, il giusto mezzo, il gusto di vivere, l’accoglienza della difficoltà e la capacità di sorridere, permetteranno all’umanità di continuare questo viaggio.