Vite di Città

Al principio era uno sparuto gruppo di visionari, entusiasti o nostalgici. Oggi invece è una tendenza che trova un compimento anche istituzionale in una vera e propria associazione, l'U.V.A. - Urban Vineyard Association - che riunisce realtà anche molto distanti a livello geografico a livello internazionale. L'associazione si propone di "tutelare il patrimonio rurale, storico e paesaggistico rappresentato dalle vigne urbane e di valorizzarlo sotto il profilo culturale e turistico, rendendolo produttivo per la collettività e per il futuro nel rispetto dell’ambiente, attraverso politiche vitivinicole e sociali di integrazione e sostenibilità."


In Italia le vigne urbane sono diverse, e sono pietre preziose incastonate in veri e propri diademi.

Tra le prime a creare ed affermare una propria ragione di esistere, di essere e di stare non mondo contemporaneo la Vigna della Regina, sulel colline di Torino, dove la famiglia Balbiano di Chieri recuperò, restaurò e rigenerò quel che restava della vigna-giardino voluta da Maurizio di Savoia nel '600. Villa della Regina - questo il nome della monumentale residenza attorno alla quale prospera la vigna - fu donata dal principe-cardinale che la progettò alla moglie, passò così da consorte in consorte prendendo l'attuale nome. La vigna impiantata a Freisa, grazie alla caparbietà ed all'immaginifico progetto di Luca Balbiano e della sua famiglia, divenne addirittura una minuscola DOC, Vigna Villa della Regina, composta da un solo, minuscolo vigneto.

Altrettanto affascinante la storia delle vigne urbane e periurbane della Laguna di Venezia, commiste agli orti periferici siti sulle isole esterne, in cui si coltiva da sempre la vite. Il sodalizio "Laguna nel Bicchiere" si propone di recuperare i vigneti abbandonati della laguna di Venezia, salvaguardare una tradizione e proteggere un paesaggio originale e quasi sconosciuto, rivelandone il nascosto rapporto città-campagna. Da San Francesco della vigna a Sant’Elena, a Sant’Erasmo e infine all’area Scarpa Volo a Mazzorbo, sono micro appezzamenti coltivati con una tecnica quasi da oreficeria botanica, da cui provengono bottiglie che si contano a centinaia: ma non è il volume il più prezioso lascito.

Del tutto poggiata su pilastri culturali il progetto Senarum Vinae, "un percorso sperimentale di riqualificazione storico-paesaggistica e ambientale di Siena e delle sue valli, attraverso il recupero delle cultivar storiche e degli ordinamenti colturali che le caratterizzano." Gorgottesco, Tenerone, Salamanna, Prugnolo gentile, Occhio di pernice, Procanico, Rossone, Mammolo alcuni dei nomi storici recuperati e ritrovati. Ma Siena ha anche il suo vero vigneto: all'Orto de' Pecci sono state impiantate qualche centinaia di barbatelle, in mezzo ettaro di terreno. Non è il solo spazio vitato in città, tanto che esiste addirittura una sorta di Trekking urbano alla ricerca degli orti medievali, e dei vigneti qui albergano da tempo immemore.

Tracima quasi nella mitologia la storia della Vigna di Leonardo a Milano: da una donazione che Ludovico il Moro fece al Da Vinci nel borgo che lo stesso principe scelse per la sua corte ideale, dopo attente ricerche patrocinate dalla Fondazione Portaluppi e Casa degli Atellani sono state ritrovate nei pressi di Santa Maria delle Grazie le tracce dei filari che ancora esistevano poco piu di un secolo fa, e grazie gli studi del prof. Scienza si è potuto accertare che si trattasse di Malvasia Aromatica di Candia. Dopo l'impianto il primo raccolto, nel 2018, e la prima vinificazione.

Minuscola - 0,2 ha - ma non per questo meno significativa la vigna dell'Orto Botanico di Palermo che custodisce varietà dimenticate: Prunella, Muscaredda, Corinto bianco, Cutrera, Zuccaratu, Visparola. Il progetto della Vigna del Gallo è stato avviato nell’ottobre del 2018 dal Sistema museale dell’Università di Palermo e dal Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, con la collaborazione del Dipartimento di Agraria dell’Università di Palermo. Vigna del Gallo è la prozione recuperata di un vigneto assai più esteso che faceva parte del settecentesco sistema degli Orti Botanici, e rappresenta un partrimonio inestimabile delle biodiversità isolana.

Al di fuori dell'U.V.A. ma non di meno significativo il Vigneto del Pusterla di Brescia, che anzi con i suoi 3,4 ha di uve Invernenga svetta tra i vigneti urbani d'Europa per estensione. Alle pedici del Castello di Brescia gode di una favorevole posizione pedoclimatica, con viti ultracentenarie ed una storia che si fa risalire addirittura all'anno Mille.

Sono invece frammentarie le notizie a proposito del vigneto di Trinità dei Monti a Roma appartenente al Convento dei Minimi. Le uniche notizie reperibili riguardano denunzie d'incuria e abbandono, almeno fino al 2018. Dopo di che un mesto silenzio è calato sul microvigneto dell'Urbe.

Nella foto aerea una splendida immagine di Villa della Regina con il suo vigneto-giardino.