Tutte le danze di Clusone

Clusone è una piccola cittadina che domina la Valle Seriana, a meno di un’ora di strada dal centro di Bergamo. Dalla città si raggiunge comodamente con un tratto di superstrada e una manciata di tornanti, meta di tante famiglie che amano il verde della montagna per staccare dalla routine quotidiana dove tutto è lavoro e cemento.

A Clusone si respira aria di vacanze natalizie e di weekend fuori porta, dicevamo, ma questo non è un paese destinato al solo turismo da relax: in questo angolo di montagna bergamasca ci arriva anche chi tiene a cuore arte e cultura. All’Oratorio dei Disciplini, un edificio medievale del XIV secolo voluto dalla confraternita dei Disciplini di Bergamo come sede del proprio ordine, è contenuto un vero e proprio pezzo di storia del paese nei numerosi affreschi presenti sulle pareti: quello più importante è del pittore clusonese Giacomo Borlone de Buschis, suddiviso in cinque parti, che rappresenta una sintesi, unica in Europa, dei temi della morte alla fine del Medioevo. Troviamo il Trionfo della Morte con la Danza Macabra nella parte esterna della struttura, e la Vita di Gesù con la Crocifissione nella parte interna.

Nel Trionfo della Morte, essa è rappresentata iconograficamente come regnante a cui tutti si sottomettono, mentre nella parte sottostante dell’affresco ogni personaggio in vita, con un’espressione impaurita e disperata, incontra il proprio scheletro. Il tutto è rappresentato con una sfilata di coppie in cui lo scheletro (la persona morta) è grande il doppio del vivo: si tratta della famosa Danza Macabra, un tema diffuso nel nord Europa. Ha ispirato poeti, scrittori e cantanti. L’ultimo, non per meriti ma per semplice ordine temporale, è stato Vinicio Capossela che nella sua “Ballata per uomini e Bestie” (uscito nel 2019) ha inserito la canzone “Danza Macabra” che descrive nei dettagli - per sua stessa ammissione - l’opera di Clusone.

Ma che c’azzeccano morte e scheletri con un magazine che parla di vivere in un certo modo, vi starete lecitamente chiedendo. Fate attenzione ai particolari, vi rispondiamo noi. Perché l’affresco, per quanto macabro nelle immagini, è in realtà un inno alla resilienza, un lavoro ideato per invitare i fedeli a non perdersi mai d’animo. Ce lo conferma la scritta che campeggia proprio sul muro dell’oratorio: “O ti che serve a Dio del bon core non havire pagura a questo ballo venire ma alegramente vene e non temere poj chi nasce elli convien morire”. Una sorta di pacca sulla spalla per chi ha vissuto in modo benevolo la propria vita: affronta pure ‘alegramente’ il momento inesorabile della morte personale, non hai nulla da temere.

Analizzando ancor più nel dettaglio quest’opera del Borlone non si può fare a meno di notare come chi la commissionò, i Disciplini per l’appunto, fosse parecchio avanti di spirito: l’intento, come per ogni religione, era quello di indurre gli spettatori a provare rimorso per i peccati commessi e invitarli a vivere un’esistenza retta e giudiziosa, ma veniva perseguito con mezzi del tutto diversi da quelli in uso in quell’epoca. I fedeli si ammonivano sì, ma senza terrore. Con buongusto, al massimo.