Tre domande a Riccardo Felicetti, Pastificio Felicetti

La consapevolezza ambientale è un tema cardine del progetto industriale e della comunicazione del pastificio. Come e quando è nata questa sensibilità?

Penso che la vita di montagna obblighi chi decide di risiedervi alla convivenza con uno stile di vita rispettoso dell’ambiente, non tanto per la sensibilità alle tematiche ambientali, bensì per la consapevolezza che la natura è crudele: se la conosci e la rispetti non ferisce. A partire dalla metà degli anni ’90, oltre a iniziare a produrre pasta con grani da agricoltura biologica, abbiamo iniziato un processo di revisione completa della nostra unità produttiva, attuando modifiche e miglioramenti che ne hanno modificato sostanzialmente la struttura, rendendola più compatibile con l’ambiente circostante e riducendo drasticamente  l’impatto ambientale.
 
 
Lo stabilimento storico del pastificio è a Predazzo, a 1018 metri sul lilvello del mare, dove non solo il frumento non cresce, ma le montagne incombono in tutta la loro grandiosità. Il rapporto uomo ambiente in montagna è del tutto particolare, e il rispetto per la natura da quelle parti è questione di sopravvivenza più che di atteggiamento. Quanto ha influito l'essere "montanari" nel percorso ambientalistico di Felicetti?

Come ho già scritto prima, vivere in montagna, come per altro al mare, ti obbliga a comprendere la potenza, anche devastatrice, della natura. Imparare a rispettarla, ancor prima che un aspetto ambientalistico, risulta essere importante per sopravvivere. Oggi, ovviamente, molto meno che in passato.
 
 
La produzione di pasta è questione di grandi numeri. dal campo allo scaffale. Se da un lato le parole sostenibilità e rispetto ambientale sono slogan ormai abusati, dall'altro la spinta competitiva pone vincoli economici stringenti. Oggi l'ossessione del prezzo basso, nella comunicazione, è pari solo all'altrettanto ossessiva ricerca del massimo profitto nell'attuale modo di produzione globale. In concreto, qual è la strada per integrare un sistema agroalimentare che soppianti lo sfruttamento delle risorse - i suoli, le persone - pur remunerando gli ingenti capitali investiti?

La scelta deve a mio parere partire dal cliente finale, che forse potrebbe considerare di non comprare un prezzo ma un prodotto. In questa maniera potrebbe iniziare a pensare alla remunerazione necessaria per ogni soggetto di una filiera produttiva, alla relazione che c’è tra prezzo e costo e che l’affare commerciale non sempre è un affare sostenibile a livello ambientale, sociale, produttivo. Il progresso in alcune aree è coinciso con il regresso culturale in questo senso. Lungi d ame la volontà di ergermi a maestro, ma non possiamo continuare, nella nostra veste di “clienti” a protestare per i prezzi troppo alti di alcuni beni se continuiamo ad acquistare a prezzi troppo bassi, perchè la differenza qualcuno comunque la paga.

Riccardo Felicetti, quarta generazione alla guida dell'omonimo pastificio di Predazzo, è anche Presidente del Gruppo Pasta di Unionfood, che rappresenta circa il 70% della produzione di pasta italiana, ed è stato nominato Cavaliere del Lavoro dal Capo dello Stato Sergio Mattarella