Timballo, e la fame epica

Verso la fine degli anni 90 uscì un film americano sugli italiani, che devono essere una specie di ossessione per quel grande popolo. O meglio, di americani sul cibo degli italiani: e questa sì che è una ossessione, condita di luoghi comuni e stereotipi come solo gli americani sanno fare. Si chiamava Big Night, ed era una pellicola di quelle da mettere nella cineteca dei film sul cibo e non solo. Senza il potere dissacrante de Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante di Greenaway, senza l'indulgenza di Chef o il piacionismo di Il sapore del successo, senza il caramello di Amore cucina e curry, Stanley Tucci racconta una storia di ordinario insuccesso, e della capacità della cucina di essere fulcro della vita, l'universo e tutto quanto.

 

Già i due personaggi si presentano con un nome da fratelli totalmente geniale e totalmente rural-italiano - Primo e Secondo - e già rappresentano l'idea americana di trattoria italiana, ma il climax si compie con il timballo. I due infatti si rovinano per preparare un immenso, colossale, esorbitante, smisurato timballo alla moda abruzzese, con dentro tutto ed anche di più.

 

Riguardo al film, conviene andarselo a vedere: ma quello che qui interessa è questa idea della cucina taumaturgica, soluzione definitiva alla fame atavica che per secoli è stata endemica nel nostro paese e che ha generato una serie di comportamenti che vanno ben oltre la gag da varietà: non è solo una battuta, perché le mamme proprio te lo chiedono sempre, se hai mangiato abbastanza. Ed è proprio vero che a tavola mangiamo parlando di cosa mangiamo. Ed è altrettanto vero che una questione che fa alzare gli scudi - e le pietre - è la dimensione delle porzioni. Basta visitare una qualsiasi pagina social o un qualsiasi gruppo di cucina e vedere cosa si scrive sotto un piatto di pasta da 50grammi: come se non fossimo mediamente sovralimentati, travolti dall'abbondanza, dall'eccesso, come se non sapessimo che cento grammi di rigatoni alla carbonara coprono più o meno l'intero fabbisogno calorico di un uomo adulto che non faccia il minatore o il boscaiolo nel Klondyke.

 

Eppure: il timballo. Eccessivo, strabordante, travolgente come sanno esserlo i piatti della tradizione popolare quando servivano ad esorcizzarla, quella fame: lasagne, cannelloni, tortano, casatiello, parmigiana, e ognuno sa pescare nel proprio albo dei ricordi un piatto esagerato, fluviale, omicida.

 

Ma lo dicevano anche gli antichi: semel in anno. Che timballo sia, e non prenda prigionieri.

La iattanza dei sapori del timballo chiamano un grande rosso: da uve Montepulciano, per esempio, se non addrittura un Taglio Bordolese.