Senigallia, il Foro e la città

Qui finiscono le Gallie: in particolare, con la tribù dei Senoni, che l'abitarono. I linguisti vedo qui anche il confine tra le lingue italo-galliche e gli idiomi peninsulari, diffusi verso sud: quelli che ci fanno chiamare "il" gnocco fritto anzichè "lo", come vorrebbe la regola.

Sono almeno tre i motivi per imbracciare una vettura o salire sul treno e rollare verso Senigallia: due locali famosi, famosissimi, orgoglio senigalliese e italiano pure, Uliassi e Madonnina del Pescatore. Locali che trattano la cucina come un'arte e la conducono da decenni ai vertici assoluti di creatività non meno che di gusto. IL terzo motivo è il Foro Annonario.

Fu già nel secolo XVIII che si iniziò ad avvertire la necessità di un fulcro commerciale per l'attività di commercio dei prodotti della pesca, al punto che un progetto vero e proprio prese forma tra le carte di Pietro Ghinelli che ahinoi non ne vide mai il compimento. Fu infatti solo nel 1835 che si potè mettere mano all'urbanistica del centro a fianco del fiume e in parallelo rispetto alla teoria di portici sull'altra sponda.

Il Foro Annonario nacque mettendo al centro della città il prezioso connubio di piazza e portici, racchiudendo in una elegante struttura neoclassica ellittica a colonne la piazza e la pescheria, una peculiarità che rende unico unico e simile il Foro di Senigallia. L'evocazione della struttura basicale, l'andamento morbido e rigoroso nello stesso tempo, il solido richiudesi dei due bracci sui due corpi di fabbrica speculari al termine offrono agli appassionati e agli studiosi di architettura molti elementi di intepretazione e discussione.

Al turista interessa maggiormente sul senso di familiare inclusione offerta dai mattoni con cui il Foro è interamente realizzato, e affrontandone a passo lento le proporzioni si troverà avvolto da un intenso spirito di comunità, tutt'oggi che la funzione primaria ha assunto sfumature diverse da quelle inziali e successive per divenire un centro d'aggregazione anche culturale della popolazione senigagliese. Ne asusme valore simbolico e pratico, con il mattutino mercato dell'ortofrutta, link ipetestuale con il territorio, con le botteghe che hanno occupato gli spazi, con la biblioteca che ha invaso le camerate dei militari, per un certo periodo a guarnigione.

Conviene perdersi nelle auree, aggirarsi per le diagonali godendosi la lieve vertigine delle prospettive, annusandone il profumo certo e vicino e gli echi della storia anche recente: le murate infatti portano ancora i segni degli sfregi inferti dai bombardamenti d'ambo le parti, come a volte accade a sfortunati luoghi che passano di mano: prima da parte degli Alleati, e poi dalle truppe Germaniche in ritirata, la città fin nel suo centro e cuore venne fatta bersaglio, con rilevantissimi danni a cose e persone.

Oggi il Foro è anche monumento alla perseveranza, alla caparbietà degli abitanti che hanno rimesso a mano - e a nuovo - il Foro emendandolo da un ruolo di cartolina, e trasfromandolo in luogo vivo.