Procida, capitale della cultura italiana 2022

Procida è Capitale della Cultura Italiana 2022.
È sempre una buona notizia quando i luoghi magici del nostro Paese sono portati alla luce dei riflettori con meritorie opere di divulgazione sostenute anche dalle amministrazioni. È sempre una buona notizia quando al centro delle iniziative ci sono le straordinarie risorse del nostro Sud, mai abbastanza valorizzate e troppo spesso maltrattate da un laissez faire che raramente è virtuoso. Come accadde ad esempio sulla vicina isola gemella Vivara, che ha vissuto decenni se non secoli d'incuria che ne ha minato l'anima non ostante l'impegno e la buona volontà di alcuni, a fronde della protervia di altri.

Ad ogni buon conto, ci piace leggere il sottotitolo di questo "anno culturale" a Procida: "la cultura non isola" ci pare uno slogan particolarmente azzeccato, felice nella brevità ed incisivo nella profondità.
Procida in verità non è un luogo "urlato" come altre mete dell'enclave partenopea. Capri e Ischia ben altro (e alto) lignaggio possono sfoggiare, e ben altra rinomanza non ostante la "nostra" isola sia comparsa da vera protagonista anche nel celeberrimo film di Massimo Troisi "Il Postino" - tra i più citati in assoluto della nostra migliore filmografia - con Philippe Noiret in stato di grazia.

Procida non ha tradizioni di villeggiatura, non ostante le risorse non manchino affatto. La sua storia è punteggiata di sangue e sudore: il primo a causa delle innumerevoli invasioni dei pirati, il Barbarossa e Dragut in primis, che fino alla Battaglia di Lepanto si sentivano in diritto di scendere a terra e approfittarsi di Procida e dei suoi abitanti a proprio comodo. Il secondo per la grande cantieristica lignea che prosperò fino a quasi tutto il secolo XIX, a fianco della vocazione di marineria. A oggi la grande cantieristica navale è scomparsa sull'isola mentre è ancora intensa la via della marineria che spinge gli accenti procidani su un gran numero di natanti del nostro paese e non solo.

E il Turismo? Il Turismo, che così tante comunità ha rivitalizzato con la sua mano generosa?
Procida raddoppia la sua popolazione a volte anche in un giorno solo, quando i pendolari della tintarella sbarcano a fiumi dai brevi traghetti: mentre più lento è lo sviluppo del turismo stanziale, che di una fruizione più "slow" beneficerebbe in massimo grado. A fianco di una ricettività frammentata e non particolarmente diffusa, è proprio la polverizzazione e lo spontaneismo dell'offerta che ne ha limitato fino ad ora la crescita. E questa iniziativa potrebbe esserne l'innesco.

Il programma del 2022 è monumentale, profondo e intenso. Oltre 150 eventi, quasi ogni giorno accade qualcosa con il contributo di centinai di artisti provenienti da decine di paesi. L'indagine va dal limoneto procidano, ubertosa culla di una varietà di particolare interesse gastronomica per il suo sottilissimo albedo e la gentilezza delle sue asperità, quasi un ossimoro in natura, fino allo studio dei Buchi Neri. Il presente e il futuro sono messi in discussione nel rapporto della collettività con le risorse ambientali e naturali mentre il passato rivela in parte i suoi misteri con i cori dei pescatori, e con le testimonianze artistiche nate nei luoghi dell'ex carcere procidano.

Uno Zibaldone - in senso leopardiano - il cui valore supera la somma delle parti proprio grazie alla funzione propellente dell'isola, isola aperta e dunque non isolata.

Procida sarebbe una capitale della cultura sovversiva perché in grado di mettere in discussione (sovvertire) la nostra concezione dello spazio e delle connessioni che lo strutturano. Metterebbe in discussione immaginari, svelerebbe complessità fin qui non ragionate e porrebbe sul piatto la sfida cruciale della sostenibilità.
Giulia D’Argenio, Il Mattino di Napoli, 06.12.2020