Offida, vino tomboli e merletti

Offìda, con l'accento sulla "i": misterioso il nome dal suono così musicale e così inconsueto da rimanere impresso e farti venire voglia di scoprirla. Che poi lo sai già che l'Italia ti sorprenderà con quelle esplosioni di bellezza che fanno tremar ai polsi le vene, e ne hai contezza fin dal primo momento che abbandoni i mezzi giù al parcheggio da basso.

Risali le vie bordate di architetture in laterizio, che da queste parti è d'uso, e la luce pare sempre calda e arrossata da inebriare.

Lacerti di mura, archivolti, portici. Merli, edifici, tracce. Un luogo che d'imperio ti sospinge verso il centro a bassa andatura, a piedi, per poterti guardare attorno curioso: fosse solo per incantarsi a guardare le mani magiche delle ricamatrici al tombolo che evoluiscono tra le dita i fusi e i fili ad una velocità superiore a quella della luce. E dove prima c'era tela ora c'è il merletto.

Superati i torrioni, percorse le stradette, si giunge alla Piazza dove aggetta lo struggente prospetto del Palazzo Comunale. Una facciata a schermo che conquista e detiene l'intero lato del piazzale, con una sintesi mirabile tra la concretezza rustica e opulenta del mattone e l'incredibile voluttà delle colonnette, così esili da parer esse stesse ricamo. Ma la sorpresa giunge quando dando di spalle al Palazzo traguardi la Chiesa di Santa Maria della Rocca, un vero e proprio monolite che si erge impavido al bordo del dirupo. Ma ancor più del pur mirabile corpo di fabbrica dell'edificio religioso, sfacciatamente erto al cielo, ti farà commuovere lo spettacolo a perdifiato delle vigne tutt'attorno.

Perché la seconda - o la terza, o la centesima - anima di Offida è proprio quella del vino. Due caratteri profondamente distinti, diversi, e accomunati dal destino territoriale: il Rosso Piceno, in cui trionfano i nobili tralci del Montepulciano e la scalciante verve del Sangiovese, e il localissimo Offida Pecorino imperniato sulla suadente, delicata vigoria dell'omonimo vitigno a bacca bianca.

Un complemento non banale per il luogo e il suo vivere di gusto: una tavola ricca, degna, a tratti popolare a tratti aristocratica come queste terre che non si finisce mai di scoprire.