Montefiore Conca

A pochi passi dal litorale romagnolo, un posto d’incanto.

Abbandonare il brilluccichio della costa per inoltrarsi brevemente nell’interno, verso il Montefeltro, di sorprese ne riserva a mille: saliscendi, pendii che spesso diventano aspri, curve a manciate, agricoltura e paesi ma anche verzure e boschi.  Quassù, nella valle de Conca che sfocia tra Cattolica e Misano, prima si cela tra le antiche pietre delle mura poi esplode all’improvviso il fuoriscala clamoroso della Rocca di Montefiore, un immenso monolite che cattura la luce del tramonto per restituire barbagli trdimensionali di struggente bellezza. 

Cammini tra i visoli e poi ti inerpichi lungo l’acciottolato che attraverso l’antica porta conduce al Muro Grosso: nome omen, visto che si tratta della cerchia esterna della rocca vera e propria - visitabile - difesa da parecchie braccia di pietre e malta. Una solinga fontana pubblica, appena prima dell’ingresso, per dissetare il viandante. Si gira attorno alla rocca, dabbasso, per sfiorarne il borgo medievale: basso, austero, sommesso anche se impreziosito dall’affetto dei suoi abitanti. Gatti stanchi nella calura, panorami a perdita d’occhio, appena afflitti da una foschia vaporosa.

Compare per la prima volta nel 1136 il nome Monte Fiore, ma il luogo, assai atto a difesa e rifugio, era abitato da ben prima. La storia sensibile però ha origine proprio dal tempo delle invasioni barbariche e dalla ricerca di riparo delle popolazione della pianura. Il borgo infeudato ai Malatesta passa ai vari eredi prima che I Montefeltro da Urbino, in persona di Federico, la sottomettano al papato con dure e pugnaci battaglie. 

Nel ‘500, nonostante il tonitruante stemma papale sulla porta principale della rocca, Montefiore passa di mano in mano: dai Borgia a Venezia, poi ancora al Vaticano, a cui tornò dopo essere stata parte della Repubblica Cisalpina e del Regno d’Italia del Bonaparte dopo il fatidico Congresso di Vienna. 

Della tormentata storia di Montefiore oggi non resta traccia: il borgo ai piedi della Rocca è tranquillo e ospita turisti a caccia di frescura con numerosi eventi culturali - teatro, jazz, concerti - e popolari, come la sorta di Dilettanti allo Sbaraglio che cantano senza tema del ridicolo nella piccola piazza. Conviene pacheggiare appena un po’ più in là e sedersi al tavolo di una trattoria per un piatto di passatelli, che qui servono asciutti, e un bicchiere di Sangiovese.
Oppure nella stagione più fredda, le caldarroste ottenute dai marroni raccolti nei circostanti castagneti. Un fascino che ha colpito artisti e letterati: dal trecentesco, bellissimo crocifisso conservato (bene) nella parrocchiale, curioso esempio di chiesa a due navate asimmetriche, ai versi di Ezra Pound.

“Ho provato a scrivere il Paradiso / Non ti muovere, / Lascia parlare il vento / Così è Paradiso”

Ezra Pound