Matera, insoliti Sassi

Scendere dall'orlo delle gravine al fondo dei "Sassi" è un'esperienza che segna per la vita. Non c'è al mondo un altro luogo che restituisca le stesse sensazioni di tempo senza tempo, di luogo senza luogo di questo agglomerato di case che allo sguardo smarrito del viaggiatore in più di un anfratto appare come il risultato del maldestro giuoco di legnetti di un gigante bambino. Scendere ai Sassi - e poi risalire, e poi ridiscendere - è trasferirsi all'improvviso dalla "vergogna nazionale" degli anni Cinquanta della nostra Italia al Patrimonio UNESCO, di cui Matera fa parte dal 1993.

 

Ma più che della storia antichissima di questa città, per millenni un modello di equilibrio tra natura ed intervento dell'uomo; più che del degrado di cui fu vittima quando la modernità la colpì all'improvviso senza darle il tempo, a lei fatta di pietra immota, di adeguarsi: più che della storia infinita di uomini e genti che l'abitarono, conviene raccontare l'oggi di questo diorama a cielo aperto, pur intaccato dalla necessità di costruirvi opportunità di sopravivenza anche economica, che sono poi l'unico viatico per la fuga dall'abbandono in cui i Sassi versarono per decenni.

 

Le strade - per meglio dire: le stradette e i vicoli - non sono fatte per automezzi, salvo un paio di arterie gommabili proprio sul fondo. Per il resto è il passo dell'uomo e del mulo che guida l'urbanistica - a volerla chiamare così - dei Sassi. Il Barisano e il Caveoso, divise da uno spartiacque al contrario, che proprio il tema del governo dell'acqua ne fu la forza e la debolezza nei secoli. E oggi che nelle cisterne puoi dormire, con la sensazione curiosa di quell'enorme volta petrosa che incombe su di te, le nicchie nella pietra, i lumi fiochi, ancora oggi riesci a percepirne l'immensa forza e l'immensa fatica di abitarla.

 

Stordisce, Matera dei Sassi, di bellezza e di mistero, quando l'immanenza del sopravvivere cozza con la spiritualità del rivivere nel credo: chiese si alternano a case con rarefatta soluzione di continuità, con espressività ingenua e profondissima. E tu che che cammini, ruotando gli occhi e il capo, ne esci squassato come fuscello: qui la bellezza è liberata dalla schiavitù della grazia con secoli d'anticipo rispetto al '900. Anzi, forse con più attenta riflessione, la grazia quaggiù ha forma e sostanza del tutto immateriale, un vivere la bellezza come uno strato dello spirito e non del corpo.

 

Richiede lentezza e pazienza, la visita dei Sassi. E richiede abbandono: abbandonare la necessità contemporanea di connessione, di riferimento, di localizzazione, per perdersi nel dedalo temporale ancora più che toponomastico, e guadagnare la vera ricchezza di una gita ai Sassi: il disorientamento.

 

Disorientamento in un mondo reticolare, costruito su angoli scaleni e rette mai parallele. Quasi una promessa d'infinito.

 

La foto è dell'autore.

Chiunque veda Matera non può non restarne colpito tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza.
[Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli]