Manifattura dei Marinati

Tra i canali, l'aria pare spessa, appesa tra una faccia e l'altra delle case specchiate nelle placide acque. Non è l'ennesima "Venezia di..." ma un luogo assai più concreto e operoso, in cui anche le architetture paiono avere un grande rispetto per la forza di gravità. I ponti massicci, gli incroci ben piantati, le case basse a uno o due piani. Pure il campanile del Duomo ha questo piede curioso, come se la sua base si fosse imbutita mollemente sotto il peso della torre, in curve panzute.

Comacchio - provincia ferrarese sul delta del Po, direttamente confinante con Ravenna - è luogo d'acqua come pochi altri: il suo stesso nome in lingua locale, C'mac con la c dolce alla fine, pare l'onomatopea dello sciaguattio delle piccole onde che si sfaldano sui muretti.

Qui per secoli si visse d'anguille ed altri pescetti in modo così clamoroso e pervasivo che lo stabilimento di produzione delle anguille marinate è divenuto il più strano dei musei: la Manifattura dei Marinati dove appunto venivano - e vengono, seppur saltuariamente e a ritmo ridotto - prodotte le scatole delle anguille conservate in salamoia acetosa. Una messe di informazioni che vanno dalle barche della pesca ai camini con gli spiedi in cui i pesci venivano arrostiti, a diecine, passando attraverso le cose, le attrezzature, i documentari, le interviste.

La storia dell'anguilla è la storia millenaria di uomini e di fatiche: da un lato quella dei pescatori, che da sempre con le medesime, antiche tecniche, catturano le anguille prima del loro rientro in mare, dall'altro quelle dei pesci nel loro percorso di riproduzione e vita, che al Museo sono spiegati bene e con dovizia di particolari.

Al termine della visita, se la stagione lo consente, si può portare a casa un pezzo di questa esperienza sotto forma di scatole, sia nello shop della struttura che in uno dei negozi gastronomici che ne propongono in abbondanza. Oppure lasciarsi cullare dalle rustiche ma generose mani degli Osti locali, che ne hanno da raccontare. Ma da non perdere assolutamente: la passeggiata lungo i canali e sotto il portico della Manifattura, e il tramonto sulla distesa d'acqua tutt'attorno.

Resta ancora misterioso quale sia il motivo che spinge l'anguilla a migrare dal Mar dei Sargassi a queste remote plaghe, ma è certo che qui l'habitat per la riproduzione è perfetto: acque tranquille e bassi fondali. È proprio quando l'anguilla, che di giorno ama restare nascosta sotto la sabbia, riprende la via del mare che i pescatori svolgono il loro compito: la stagione è breve, si lavora di notte. La Manifattura è attiva nella sua pienezza ad Ottobre, ma è aperta tutto l'anno compatibilmente con le norme sanitarie.

L’anguilla, la sirena
dei mari freddi che lascia il Baltico
per giungere ai nostri mari,
ai nostri estuari, ai fiumi
che risale in profondo, sotto la piena avversa,
[E.Montale, L'anguilla]