Lo sai che i papaveri...

In Toscana Maggio è il mese dei papaveri: perfetti calici di seta color scarlatto, estremamente semplici senza alcun segreto all’interno. Si innalzano timorosi in mezzo alle spighe di grano, come fermagli rossi tra i capelli biondi di una ragazza. Se li guardi da vicino puoi vedere quanto sono fini i loro petali e ti viene da chiederti come fanno a resistere a tutti quegli acquazzoni che vengono giù all’improvviso in questo periodo. I botanici inseriscono il papavero nella categoria delle archeofite, quelle piante che hanno seguito l’umanità nel suo cammino, in concomitanza con la diffusione dei cereali.

Il papavero, secondo gli antichi greci, era il simbolo dell’oblio e del sonno tant’è che Morfeo, dio dei sogni, veniva spesso rappresentato con un mazzo di papaveri fra le mani. Anche la radice “papa” deriva dalla lingua celtica che significa pappa, in quanto era d’uso comune un tempo bollire i petali e utilizzarli come calmante per la tosse e conciliare il sonno dei bambini. Nei petali dei papaveri, infatti, si trovano piccole quantità di alcaloidi* con blande attività sedative. Ben più famoso è il Papaver somniferum da cui si ricava l’oppio e altri alcaloidi, utilizzati a scopo terapeutico, fra cui la morfina.

Oggi i papaveri crescono nei prati verdi puntinati di mille colori, sui bordi di strade e ferrovie spiccando per la loro conformazione esile e il colore rosso acceso grazie ai tanti antociani presenti nei petali, un tempo utilizzati dalle donne per truccare labbra e guance.

Da piccola, durante le lunghe passeggiate in campagna con mia nonna, raccoglievo sempre dei papaveri per indovinare il colore dei petali racchiusi all’interno del bocciolo. Mentre li aprivo uno ad uno, mia nonna mi raccontava sempre la stessa fiaba che iniziava con “i papaveri nascono dai sogni dei bambini” e proseguiva più o meno così “un giorno un bambino trovò fra l’erba del prato un foglio di carta leggera che il vento aveva lasciato cadere. Lo raccolse, lo portò in casa e lo colorò con il primo pastello che trovò, di un bel rosso vivo. Ritagliò i petali e li cucì tra loro con un sottile filo nero. Il Sole, colpito da tanta bellezza decise di colmare i prati con questo fiore. Nacquero così i papaveri.”

Ancora oggi, quando guardo un papavero rosso, sorrido e mi chiedo se anche io da piccola abbia mai sognato dei papaveri rossi.

*alcaloidi isochinolici di cui la rhoeadina è il maggioritario