Le rose

“Sono timido ma l'amore mi dà coraggio per dirti che da quando io ti ho visto è sempre maggio, e a maggio il mondo è bello e invitante di colori, ma ancora sugli alberi ci sono solo fiori, che prima o poi si dice diverranno pure frutti, e allora tu che fai? Golosamente aspetti”. Le parole di Jovanotti in “Serenata Rap” descrivono perfettamente maggio e i suoi significati. 
Maggio è l’ultimo mese di primavera e il quinto dell’anno. È il mese della rinascita, della fertilità e dell’amore, in cui la natura offre il suo più alto spettacolo di fioriture e impollinazione. Non a caso a maggio, mese “mariano”, dedicato cioè alla Madonna, si celebra la festa della mamma: tutto è ubertoso, vitale, ricco di cromie e profumi. Maggio deriva da maia, la divinità latina della abbondanza e simbolo, ancora una volta, della grande e generosa madre terra. 

Per gli appassionati di fiori, maggio è la rappresentazione del paradiso terrestre: svettano i papaveri, i campi sono gialli di fiorellini di senape e rapa, i giaggioli qui in Toscana quasi tutti viola, le surfinie, i giacinti, le rose… L’elenco diventerebbe interminabile e pedissequo da quante fioriture (e quante allergie…) avvengono a maggio.

Ci soffermeremo un po’ di più sulle rose, una meravigliosa famiglia di piante la cui coltivazione è nota fin dall’età classica, poi si è curiosamente interrotta nel Medioevo, per riprendere infine copiosamente nel Rinascimento e fino ai nostri giorni, in una ascesa inarrestabile. 

Per questo il termine rosa è una delle poche parole italiane non derivate dal latino, ma primo mutuate dal latino: i più anziani ricorderanno il rosa, rosae, rosae, rosam, rosa, rosa della prima declinazione femminile del latino, che tutti imparavamo in cantilenosa memoria.

Sono tantissime le curiosità, i simboli, gli aneddoti e le storie su questa pianta. Ci sono libri, film, poesie incentrate su questo suggestivo fiore, amato da tutti e così vivo in maggio.
Innanzitutto, un po’ di compiti: siamo nella famiglia botanica delle rosacee, una famiglia moderna e allargata che ha dato vita a 150 specie. Oh, le rose sono praticamente tutto: cespugli, alberi, rampicanti, striscianti, sarmentose. E i fiori? Praticamente di ogni colore, profumatissimi, alcuni anche bicolori. Finanche tricolori. Solitari, organizzati a gruppi, piccoli, grandi, doppi…Per non parlare delle forme che assumono. Dopo il fiore viene il frutto. Eh sì, le rose hanno anche i frutti: i più bravi mi diranno che dovrei scrivere cinorroidi. Le nonne “bacche”. Infatti i frutti della rosa sono delle bacche rosse che vengono talvolta utilizzati in cucina, per tisane, marmellate, etc. Chi non ha mai goduto di una marmellata di rosa canina?  Non c’è rosa senza spine? Bugia, ci sono anche specie che non pungono, anche se personalmente trovo molto affascinante la spina che protegge il suo fiore prezioso. I simboli delle rose sono praticamente infiniti. Soprattutto il colore caratterizza: la rosa rossa è amore sanguigno, passionale, carnale. I signori di una volta regalavano un mazzo da 6 rose per il fidanzamento. Quando il mazzo era la celeberrima dozzina (12), la ricevente giubilava: 12 rose è proposta di matrimonio. Che può finire in bianco (rosa bianca, candore, purezza, amore spirituale) o essere intriso di gelosia: rose gialle!

Fra le specie più note, ci sono molti cultori delle rose antiche, personalmente adoro e coltivo la rosa canina. Tanti amici si sono rivolti alla rosa cinese, sublime. Molto apprezzate anche le Bourbon e le Damascene. Ma “de gustibus non disputandum est”, c’è una rosa per tutti i gusti. Di un profumo, di un altro, di un colore, di un altro, di una forma, di un’altra. 

Del resto, la rosa è una metafora di bellezza, di vita che passa, che va vissuta, goduta con tutti i sensi. Le rose sono a maggio, qualcuna rifiorisce per la bella stagione, ma poi avvizziscono, appassiscono, sono meravigliose anche con le rughe (ci sono rose secche che sono un capolavoro di delicata e aggrazziata bellezza), fino alla caduta, alla loro morte. Combattono strenuamente con le spine contro tanti nemici (i maledetti pidocchi delle rose sono uno fra i tantissimi), ma spesso, con poco, riescono quasi sempre a vincere. E a ogni maggio, come l’araba fenice, rinascono nella loro imperitura bellezza.