La vie en rose

Qual’ è la tipologia di vino più in voga in questi ultimi anni?

Non c’è dubbio: il vino rosato. Il rosé è ovunque. Riempie gli articoli delle riviste specializzate, lo troviamo come nuova proposta di alcune famose denominazioni di origine, colora i portfolio delle aziende produttrici. Che sia spumante o fermo, stile provenzale o cerasuolo, elegante espressione di mondanità o semplice compagno di aperitivi, il rosato è il vino di cui tutti parlano.

Ma è sempre stato così?

In realtà, la popolarità del rosato è un fenomeno molto recente. Per molti anni questa categoria di vino è stata relegata ad un ruolo marginale nel mercato. Il consumo di vino rosato era limitato ad alcune regioni del mondo o a nicchie di appassionati. Fino ad una decina di anni fa era facile sentire frasi del tipo: “il vino o è rosso o è bianco!” e ancora, “il rosato non è vino”.

L’origine del vino rosato non è certa. Si tramanda nei racconti della tradizione popolare. Come accade nella regione di Carmignano. Qui ai tempi della mezzadria i contadini solevano pagare l’affitto della terra al padrone con metà della produzione agricola. La storia racconta che terminata la vendemmia, con la scusa della tarda ora, i mezzadri trattenessero alcuni tini di uva del padrone nelle proprie cantine durante la notte. A quel punto il mosto, leggermente colorato per via del brevissimo contatto con le bucce, veniva trafugato in gran segreto dal fondo del tino e infiascato dal mezzadro come scorta personale. Nasceva così il cosiddetto vin Ruspo, da “ruspare” in gergo rubare, una delle prime testimonianze di vino rosato nella storia recente.

Tralasciando la tradizione popolare, l’ufficialità della creazione e commercializzazione del vino rosato la si deve a due aziende vinicole lungimiranti e innovative: Leone de Castris e Ruffino. All’inizio degli anni ’50, momento in cui nessuno pensava neanche lontanamente al vino rosato, queste due aziende pioniere, furono le prime a credere fermamente in un progetto di grande innovazione per il mondo del vino italiano.

La produzione del rosato può avvenire sostanzialmente in 3 modi: si può banalmente mischiare del vino bianco a vino rosso. Questa pratica molto diffusa in alcuni paesi, però, non è permessa dalla legislazione italiana nella produzione di vini fermi. Lo è solo per la produzione di vini basi spumante. Un altro metodo per la produzione di rosati leggeri è il cosiddetto salasso o sanguinamento. Come accadeva per il vin Ruspo, questa tecnica consiste nel togliere parte di mosto rosso dal tino in fase di macerazione. Il mosto in questione avrà un colore molto tenue per via del breve contatto con le bucce e terminerà la sua fermentazione in acciaio prima di essere imbottigliato come vino rosé. In questo caso il rosato è solo un prodotto collaterale del processo di produzione di un vino rosso di grande struttura e concentrazione. Ultimo ma non meno importante, è il metodo della macerazione breve, utilizzato per la produzione di rosati di alta qualità. Le uve vengono vendemmiate e trattate con le massime accortezze come per la produzione di vini bianchi. Si procede ad una pigiatura soffice ed in seguito ad una macerazione che può andare dalle poche ore ai 2 giorni, a seconda del colore, degli aromi e della struttura desiderati dal produttore. Nascono così i migliori rosati, quei vini che non hanno niente a che invidiare ai grandi bianchi in termini di capacità di affinamento in bottiglia e, perché no, anche in botte. Alcuni rosati di grande qualità sono prodotti anche con la sola pressatura soffice che permette di estrarre una piccolissima parte di colore direttamente in pressa, ottenendo vini dal rosa tenue ed elegante tipico dello stile provenzale.

Tra le zone di produzione più vocate troviamo sicuramente la Provenza, patria mondiale del rosato d’eccellenza. In Italia la zona di vocazione storica è la Puglia, ma oggi troviamo tantissime espressioni di grandi rosati in territori come il Lago di Garda, La Toscana, l’Abruzzo e la Calabria.