La nuova vita del Caffè Nazionale di Aosta

Aosta è città e regione, di cui condivide il nome: quella Valle che abitata ben prima dei romani, con i romani divenne presto presidio importantissimo per la Repubblica prima, per l'Impero poi. Le tribù dei Salassi che l'abitavano se la intendevano con i Cartaginesi, fin dal tempo della calata dalle Alpi dell'Annibale con i suoi elefanti. Mal gliene incolse, perchè i Romani, che non la prendevano tanto per la quale, presto ne ebbero abbastanza delle loro scorrerie e una volta acquisite le Gallie, e disegnata l'omonima via, si diedero da fare per proteggerla e rendere sicuri i trasferimentidi truppe e di merci.

Ecco qui allora la piazzaforte di Augusta Praetoria Salassorum, anche se i Salassorum presto divennero un ricordo: annichiliti dalle legioni o deportati come piaceva tanto ai latini. Di quella dominazione Aosta è ricchissima di testimonianze, così come della contaminazione delle "Gallie": noto a tutti è la forte presenza del francese nella Valle, così come del patuà che del francese è derivativo. Del resto - trascorsi in relativa tranquillità i secoli bui durante i quali gravitò come centro satellite delle province padane - venne a far parte della contea di Savoia, legando poi il suo nome indissolubilmente alla Casa Reale Savoia Aosta.

Nell'800 Aosta era un centro moderno in senso ottocentesco, piuttosto decentrato, e alla nascita del Regno d'Italia non fu attraversato da particolari sommovimenti: l'attuale Piazza Chanoux con i suoi soberrimi palazzi orlati di portici era - come è ancora oggi - il centro della vita cittadina. Dalla seconda metà del secolo si ha notizia di questo locale ben frequentato, il caffè Nazionale, che crebbe in popolarità fino alla sua Belle Epoque quando, sulle ali dell'entusiasmo per il cinematografo ospitò proiezioni di grande successo. Al punto che anche le "star" dell'epoca noin disdegnavano prendere quartiere ai suoi tavolini, nè girare qualche lungometraggio. Celebrità nazionali come Alida valli e Amedeo Nazzari, allora capaci di far battere molti cuori con languidi sguardi dietro la cinepresa, così come la "divina" Ava Gardner che fu avvistata lassù. Frequentatore del Caffè anche re Faruk d'Egitto, intento a dilapidare il real patrimonio in giro per mondo all'ombra della Dolce Vita.

In anni più recenti personaggi di ben altro spessore e peso, almeno per la vita politica italiana, ebbero modo di sorseggiare qui i loro caffè: Pietro Nenni e Palmiro Togliatti non disdegnavano salire al nazionale per predersi una sosta dal dibattitico politico.

Poi in anni recenti una sorte amara, che si conclude in epoca di pademia quando il Caffè Nazionale si arrende e chiude i battenti.

Non al lungo: perchè se negli anni Trenta erano le stelle del cinema a brillare sotto i portici ora è la "stella" appuntata sul petto del giovine e talentuoso chef Paolo Griffa a illuminarli. La pasticceria prima, il ristorante poi infatti hanno riportato il complesso ad una nuova vita, riscoprendo e ristrutturando il locale fin dalle findamenta appoggiate direttamente sui ritrovamente di una Domus romana, ancora visibili attraverso il pavimento di uno degli ambienti. Folgorate dalla luce aostana le aree dedicate al mattino e al pranzo, mentre la curiosa sala a cupola si veste di morbide penombre per la cena, mentre Paolo Griffa manda in tavola la sua cucina ricca di spunti teatrali, come se in qualche modo riprendesse la vocazione "spettacolare" del caffè. In realtà la vena ludica dello chef è qualcosa che gli appartiene da sempre e trova spazio in una creatività travolgente, ad un gesto di formidabile creatività, appeso a metà strada tra intuizioni alchemiche e operee di gioeilleria.

Innestata sullo scarno vocabilario del territorio valligiano la cucina di Griffa fa tesoro della micragnosità della montagna esplorandone le sfumature lavorando ingredienti minimi e trasformandoli in messaggeri di delicata profondità. Che sia per sottrazione, quando sintetizza in un francobollo mille suggestioni, che sia per addizione se unazuppa di pane diviene un soave budino che irretisce. Che sia un piatto popolare della tradizione che assurge a piatto principale, o l'umile coniglio, carne di contado, che si confronta con una delicata composizione di peperoni.

La valevole ricerca di prodotti locali trova espressione nel ricco carrello di formaggi, splendidamente completato da rare referenze ricercate con puntiglio, o la scelta enologica che privilegia la romantica e seducente produzione della valle.
La nuova vita del Caffè Nazionale è tutta qui.