La Micooula, pane povero delle feste

Oggi sono luoghi da riscoprire, attrazioni turistiche. E spesso passano inosservati, ma in molti paesi i forni comunitari sono stati per lungo tempo una necessità, uno strumento di aggregazione collettiva. Come in Valle D’Aosta, dove in queste strutture dalle bocche larghe si cuoceva la Micooula, un pane a base di frumento, segale e castagne arricchito con uvetta, fichi secchi e scaglie di cioccolato tipico della Valle di Camporcher.

Le massaie erano solite preparare questo lievitato all'inizio dell'inverno per poi consumarlo nel corso della stagione inzuppandolo nella minestra calda, nel latte oppure nel brodo. Accorgimenti essenziali per combattere il naturale invecchiamento di quel pane che non andava assolutamente buttato, nemmeno quando si induriva.

La Micooula non è sempre stata così. In origine (parliamo di Medioevo) è nata come versione ricca dell’umile pane di segale, che in quei tempi nelle zone montuose era molto più diffuso di quello di frumento per via della resistenza maggiore alle rigide temperature invernali che aveva la farina di segale. Per le festività natalizie lo rendevano più buono e particolare – micooula nel dialetto franco-provenzale vuol dire proprio “pane un po’ più piccolo e un po’ speciale” – aggiungendo le castagne abbrustolite e l’uva nera del Vien de nus, un vitigno tutt’ora coltivato nei dintorni di Aosta. Col tempo l’uva fresca è stata sostituita dall’uvetta sultanina, le castagne arrostite da quelle lesse. Poi sono comparsi i fichi, le noci e il cioccolato.

C’è chi ammorbidisce l’impasto aggiungendo uova, zucchero e burro, trasformando la Micooula in un dolce vero e proprio. Ma la versione più diffusa e apprezzata rimane quella più semplice.

Oggi è divenuta un prodotto rustico da consumare durante le festività natalizie. Un simbolo per la Valle d’Aosta. Del resto in questa zona Micooula significa territorio, significa lavoro e futuro: “Les Amis de la Micòoula” è un’associazione che da anni si impegna nella coltivazione di segale, grano e altri prodotti di montagna - come patate e castagne - e nella gestione dei terreni altrimenti destinati a diventare incolti e abbandonati.

Bene, ma come si prepara? È piuttosto semplice. Prima di tutto serve procurarsi della farina di frumento (1,2 kg per la precisione), 800 gr di farina di segale, 1 litro di acqua tiepida, un pizzico di sale e 50 gr di lievito di birra, fresco o secco che sia. Questi primi ingredienti vanno lavorati fino a ottenere un impasto omogeneo che chiederà un’ora di riposo. Passato il tempo la mescolanza andrà arricchita con castagne lesse, uva passa, noci, scaglie di cioccolato (fondente, of course), prima di formare dei panetti della dimensione di un pugno che dovranno essere poi infornati a 180 gradi per almeno 80-90 minuti. La tradizione richiede il forno a legna: se non è disponibile, va bene uguale.

Nell'immagine: un semplice pane di segale fatto in casa