La Lucciola ritrovata

Eravamo a cena da amici, l’altra sera. A Firenze, in una bella casa con giardino.

Un temporale estivo ci aveva costretto a restare dentro. Poi, col volgere della serata e delle tante parole fra amici – come sovente capita d’estate – dopo qualche ora il cielo si era schiarito e una stellata notte cristallina e tersa aveva preso possesso, sgombrandole, delle nuvolaglie piovose del tramonto.

“Prima che andiate via, andiamo fuori in giardino – ci si fa l’ultimo calice e si gode della vista su Firenze” – aveva proposto il padrone di casa. Ed effettivamente, al fresco, l’atmosfera era incantevole: non tanto e non solo per le sagome luminose di Firenze sotto di noi, ma per la presenza numerosa, numerosissima di tante lucciole che si erano palesate con le tenebre.

I bambini presenti con noi, un po’ assopiti dopo ore di chiasso e giochi, si sono immediatamente ridestati a sittanta bellezza: dai campi di grano bagnati che scivolavano verso la città si sentivano i grilli che frinivano calmi e, sotto una trapunta di stelle intermittenti, si vedevano le lucciole. “Le lucciole!” - hanno esclamato tutti di nuovo eccitati e iper dinamici.

Le lucciole sono effettivamente uno spettacolo naturale meraviglioso e sempre più raro. “Noi siamo delle lucciole che stanno nelle tenebre”, canta Battiato a identificare i giovani creativi e fuori dal coro. Le lucciole appartengono alla famiglia dei coleotteri, con la caratteristica di essere bioluminescenti, capaci cioè di emettere una luce grazie a delle sostanze presenti nel loro organismo. Le lucciole femmine producono una luce continuativa, stando ferme in attesa di un maschio in volo (che ha invece la luce intermittente) che le trovi e ci si accoppi. L’accoppiamento avviene fra giugno e luglio e io quella sera ho assistito a dei veri baccanali, a dalle vorticose danze d’amore -  quasi a dei fuochi d’artificio d’amore, verrebbe da dire!

Sono tornato anche io bambino, a tanti anni fa, quando le lucciole erano davvero comuni: io passavo l’estate dai nonni e la cattura delle lucciole, e la loro successiva prigionia sotto un bicchiere di vetro accanto al comodino, un gioco crudele - convengo - rappresentava un rassicurante interludio quotidiano fra la cena e il letto. Al mattino, qualche soldino veniva poi lasciato dalla nonna dentro il bicchiere, in un rituale che ha accomunato nonni e bambini di ogni regione.

Le lucciole nel corso degli anni sono diventate sempre più rare. Più di altri insetti, questi coleotteri sono particolarmente sensibili ai pesticidi che vengono dati su scala intensiva nei campi coltivati.

Leggendo e documentandomi qua e là, ho trovato conferma che in questi ultimi anni la presenza di lucciole sia aumentata. In alcune aree il fenomeno è più evidente, in altre meno. Il diminuito uso di pesticidi chimici a favore di pratiche di difesa delle colture più naturali e meno impattanti è senz’altro la principale ragione della lucciola ritrovata. Inoltre, non penso di avere letture antiscientifiche nell’indicare anche la pandemia come una delle concause, per una volta in positivo: meno persone, meno attività, meno inquinamento, più lucciole.

Un ripristino della biodiversità, della presenza di più specie naturali e animali, in equilibrio, in consociazione, in sinergia. Del resto, la biodiversità è come se fosse una sorta di sistema immunitario della terra e passa anche dalla ritrovata presenza delle lucciole e del nostro io bambino meravigliato e curioso.

Quindi, gioiamo sia per la bellezza poetica e nostalgica di questo spettacolo naturale che per il significato scientifico sotteso.

 

“Noi siamo delle lucciole che stanno nelle tenebre”
[F.Battiato, Up patriots to arms]