La Città che inventò lo Skyline

Della storia di San Gimignano, della sua età dell'oro, e del Secolo Splendente, in cui la città toscana arrivò a contare ben 72 torri molto si parla, e probabilmente non sarà nuovo raccontare della formidabile potenza economica e patrimoniale raccolta dalle famiglie più potenti in quel periodo, e della grande operazione urbanistica che portò a configurarne la pianta come ancora oggi la conosciamo.

La competizione tra i possidenti fu sfrenata, e l'ossessione era così spinta che occorse un editto per vietare l'innalzamento delle torri private oltre i 54 metri della Torre Grossa. Lotte fra Guelfi e Ghibellini, come ovunque nella Toscana dei Comuni e non solo, ma anche fiorire di opere pubbliche, tra cui la nuova più grande cinta di mura, e dell'accoglienza di grandi artisti dell’epoca, a cui furono commissionate opere di pregio.

Tutto questo è noto, mentre forse è meno noto che l'incredibile ricchezza di quello che oggi leggiamo di un piccolo borgo nel Tredicesimo secolo si stratificò sul commercio dello Zafferano, e sull'Usura.
Lo zafferano toscano era considerato di grande qualità per i suoi lunghi stami profumati, e già allora estremamente prezioso tanto da sostituire la moneta come strumento di misurazione del valore delle merci. A San Gimignano il commercio era così fiorente, e degno dunque di essere protetto, che già nel 1261 il Podestà promulgò un editto per regolamentare la vendita dei bulbi.

Abbiamo detto che nel Duecento le torri erano un simbolo della forza delle famiglie, che con la loro ambizione e il desiderio di mostrarsi facoltose, crearono il primo "Skyline" della storia.
Del resto quante similitudini tra questa esibizione medievale e l'attuale sfarzo urbanistico delle più grandi capitali economiche e finanziare odierne, in cui i Trust investono somme da capogiro per costruire immensi grattacieli che occupano tutto lo spazio possibile e diventano marcatori inconfondibili del paesaggio: e non ci resta che pensare a Nuova York...

O pallido croco,
nel vaso d’argilla,
ch’è bello, e non l’ami,
coi petali lilla
tu chiudi gli stami
di fuoco.
(Giovanni Pascoli)