L'Orto di un Perdigiorno

Qualche anno fa, quando leggevo con avidità qualsiasi cosa, mi imbattei in un libricino chiamato “L’Orto di un Perdigiorno”, di tale Pia Pera. Non ne fui particolarmente impressionato e lo accantonai, in rigoroso ordine di lettura, nella mia libreria a parete.

Oggi è stata una domenica tipicamente autunnale e, dopo un classico pranzo della domenica in famiglia con l’arrosto girato e un vellutato Chianti Classico, spiovuto e congedati mamma e suoceri, mi sono trovato nel tardo pomeriggio a razzolare un po’ fra l’orto, l’aia e il giardino.

Il ticchiettio delle gocciole che cadevano dalle foglie gonfie delle abbondanti piogge, l’odore del muschio nel cotto, il terriccio nelle mani mentre raccoglievo le noci cadute, nella mia bocca il sapore asprigno e dolce delle giuggiole ora finalmente in perfetta maturazione, il gatto che mi seguiva in ogni mia attività, anche mentre spazzavo via con la ramazza le foglie roride di acqua…ecco, in questa atmosfera sognante, di rarefatta e intima bellezza, mi è tornata in mente la Pia Pera, le sue pagine, forse un capitolo addirittura, un racconto di un momento di giardinaggio in una giornata autunnale, dopo la pioggia. Mi sono riemerse addosso le sue descrizioni quasi fisiche del suo vissuto con le piante, con gli alberi, coi profumi e i suoni del suo orto-giardino. Parole che pensavo di aver rimosso e che invece sono riapparse mentre anche io stavo vivendo questo pacificante incontro con la natura.

Sono rientrato in casa col “bruzzico”, ovvero col primo crepuscolo, dopo aver chiuso nella loro stia i polli, aver eradicato un altro paio di erbacce (con la terra bagnata vengono via che è un piacere) e tentato con una mano la maturazione delle drupe dei 5 olivi che ho – manca ancora prima della raccolta. Un po’ infreddolito, col naso che colava, come quando da bambino stavo fuori per ore, incurante del freddo e del tempo. Una doccia calda, caldissima, la voglia di scrivere queste parole e l’urgenza che a breve appagherò di andare a ritrovare, e rileggere, quel libro.

Spesso stare bene è così difficile. Altre volte, basta davvero poco.