L'incredibile storia di Consonno

Consonno sonnecchiò per mille anni sul lato della collina sopra Olginate, nei pressi di Lecco, toccando punte anche di 250 abitanti. Sì, un quarto di mille. Dopo la seconda guerra le vicende belliche la lasciarono stremata, con le sue 50 anime totali. Forse non le si poteva applicare la consueta etichetta di "ridente borgo", ma di certo antico e pieno di storie da raccontare. A cui se aggiunse una nuova: straordinaria ed esiziale.

 

In pieno boom economico il Grande Ufficiale Conte di Villa dell'Olmo Mario Bagno aveva accumulato enormi risorse economiche con la sua impresa di costruzioni: allora parla di "costruzioni" significava autostrade, aeroporti, quartieri. La stravagante personalità del Conte trovò a Consonno l'ispirazione per seguire l'esempio di qualche altro Very Potente che a cavallo dei due secoli aveva realizzato progetti eccentrici, tipo Grazzano Visconti e simili. Del tutto indifferente alla lunga e complessa storiografia di Consonno, citato già in pergamena attorno all'anno mille e poi passato tra inenarrabili vicende attraverso il dominio dei Visconti, al Regio Officio della Martesana, alla repubblica Cisalpina, l'aristocratico imprenditore forte della compagnia del suo inseparabile cagnetto decise di mandarne in soffitta le origini medievali per sparare il luogo nell'orbita di una visionaria "città dei balocchi". In sintesi, rase al suolo il paese.

 

Si narra che le ruspe, arrivate lungo la strada costruita dallo stesso Mario Bagno, fossero avide di demolizioni, e non si fermassero di fronte a nulla: nemmeno alla reticenza di alcuni abitanti che non si erano lasciati abbagliare dalle promesse del Conte di un futuro ricco di attività redditizie legate al turismo. Con le masserizie ancora dentro alle case tutto fu abbattuto per fare posto ad una serie di costruzioni in stil cosìddetto “eclettico": bazar e balere un minareto e un caravanserraglio, insomma uno zibaldone che negli anni sessanta avrebbe saputo richiamare il turismo degli allora personaggi dello spettacolo, con un Hotel di lusso.

 

Ma il Conte aveva ben altro in testa: campi da calcio, piscine, tennis... addirittura un autodromo che non fece tempo a costruire. Nel suo delirante progetto infatti aveva autorizzato sbancamenti che "migliorassero" il panorama, senza valutare il dissesto che i lavori procurarono alla campagna provocandone una prima e una seconda, definitiva frana. Nel 1976 il paese non era più raggiungibile con la strada di Olginate: i visitatori sparirono e l'età ormai avanzata del Conte che pur visse fino al 1995 impedì ulteriori tentativi di rilancio.

 

Perché oggi salire a Consonno? prima di tutto per guardarsi attorno nello spettacolo dei contrafforti montuosi, e in seguito, raggiunta la meta, stranirsi dello stato di abbandono in cui il paese versa, dopo innumeri atti di vandalismo e il famoso "rave" del 2007 che la ferì definitivamente con l'accesso di oltre mille persone pre tre giorni e tre notti di eccessi. C'è una associazione, gli Amici di Consonno, che ha tentato di riaprire un posto di ristoro lassù: oggi la situazione sanitaria ha tagliato le gambe anche  quest'ultima iniziativa, anche se il sodalizio si ripromette amorevolmente di rimettere mano al borgo non appena possibile.

 

Per oggi non ci resta che immaginare questo luogo da Cronache del Dopobomba in cui l'eterno Day After offre sensazioni contrastanti, dallo scempio al fascino della grandiosità folle.