Il Sapore della Vendemmia

Pochi altri momenti nella vita di campagna segnano il punto cardinale in modo così chiaro, immanente e trasversale come la vendemmia. Certo: la mietitura, che con la crescente meccanizzazione ha perso gran parte di quel valore epico di polvere, sudore e canottiere di cui i meno giovani hanno chiaro ricordo.

La vendemmia invece ha mantenuto intatto, pur con le modificazione imposte e a tratti inflitte all'agricoltura dal passare dei decenni, quel sapore indomito di gente riunita e gente in movimento, di lavori di squadra, di fatica ordinata e di giornate conclusive. I momenti della giornata sono tutt'ora scanditi da intervalli temporali precisi: la raccolta nel filare, l'ammasso, il rapido trasferimento in cantina; la pigiatura e le successive operazioni di cantina.

Nei campi è la mano umana che si appropria con ragione del ruolo di protagonista, con il gesto reciso e cruento della forbice che separa il frutto dalla madre pianta. In cantina è la macchina che ne usurpa il ruolo: ma in cambio ci regala uno spettaccolo multisensoriale, con quel colore abbagliante di rosso purpureo, come sangue della terra, che esplode tutt'intorno dai manovellismi quando l'uva rossa si schiaccia. I profumi accesi, penetranti e indelebili, che accompagnano per una giornata intera. E poi quel sapore, il sapore del mosto: che per chi ama il vino è una delle sensazioni per le quali vale la pena di vivere.

Davanti a una vigna matura che te ne fai di una forma e di un nome. Lascia fuori l’ingombro dei pensieri. Entra dentro, scavalca con pochi passi gli ultimi frammenti d’estate, segui i filari e apriti ai colori rubicondi dell’autunno, come se fossi una sola cosa con loro.

[Fabrizio Caramagna]