Il pellegrinaggio di Pellegrino

Correva l’anno 2011 e ricevo una telefonata dal mio amico Leonardo Romanelli che più o meno si può così riassumere:

- Sai chi è Pellegrino Artusi?

- Certo che lo so, conosco bene sia Luciano, che Ricciardo Artusi e sono stato anche più volte alla Festa Artusiana che si tiene a Forlimpopoli, perché me lo chiedi?

- Quest’anno ricorre il centenario della morte e io vorrei fare una camminata dalla sua casa natale alla sua tomba, 5 tappe attraversando la Romagna Toscana e il Passo del Muraglione fino al cimitero delle Porte Sante in nome di uno dei padri della cucina italiana

- Ci sto, quando si parte? Quanti siamo?

- Per ora io e te ma qualcun altro si trova! Si parte i primi di marzo, comincia ad allenarti!

- So' già allenato, ti do mezza strada!! Organizza che si parte.

Il pellegrinaggio fu con un bellissimo gruppo di sconosciuti o quasi, poi diventati grandi amici, che nel nome del grande Pellegrino si fecero 125 km a piedi sobbarcandosi tutte le sere grandi banchetti Artusiani sempre strapieni di gente, con addirittura una radio di Forlimpopoli al seguito. Arrivo a Firenze con cerimonia ufficiale e grandi feste, uno dei viaggi più folli e più belli della mia vita.

Ma chi era Pellegrino Artusi per riuscire a fare da collante tra giornalisti, cuochi, semplici appassionati, scrittori? Perché ancora oggi a distanza di ormai 110 anni dalla sua morte ci ricordiamo ancora di lui al punto di dedicargli ancora scritti e addirittura pellegrinaggi enogastronomici?

La risposta è facile: Pellegrino Artusi è il primo italiano che scrive di cucina con un linguaggio forbito e pittoresco ma ben comprensibile, e lo fa dietro ad una vera esperienza: prima di turista che gira in treno praticamente tutta l’Italia frequentando locande e trattorie che secondo lui meglio identificano la vera essenza del popolo, poi confrontandosi con i cuochi dell’epoca e arrivando addirittura a intraprendere veri e propri rapporti epistolari dove dà e riceve pareri sulla cucina e sulle tecniche.
Una volta ritiratosi dalla vita lavorativa poi creò una vera e propria squadra di cucina con il fido cuoco Ruffilli e la governante Marietta, che lo convincerà a raccogliere queste esperienze in un vero e proprio libro.
“La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene” - o più semplicemente l’Artusi - avrà un successo strabiliante arrivando a 14 edizioni sempre arricchite di ricette, fino alle 700  e passa  dell’ultima edizione.

Siamo di fronte quindi ad un personaggio che anticipa di decenni la figura del giornalista/critico gastronomico, ma anche quella del divulgatore, perché  l’Artusi si legge come un racconto più che una ricetta,  e oggi lo troveremmo ospite di una della miriade di trasmissioni televisive che si occupano di cucina. Per questo che ancora oggi affascina gli addetti ai lavori ma anche i semplici appassionati, e il suo libro a distanza di più di un secolo è ancora una pietra miliare della cucina.

E allora la storia di Pellegrino si può leggere ovunque, con le vicissitudini che l’hanno portato a lasciare Forlimpopoli per trasferirsi a Firenze, la sua vita agiata da commerciante e intermediatore finanziario, la sua cocciutaggine nel voler pubblicare il suo libro contro il parere di tutti gli editori.
Io dal mio canto testimonio l’anima di Pellegrino che mi arriva attraverso le testimonianze di Luciano e Ricciardo, attraverso un libro che anche se secolare è  sempre attuale, l’anima di un benestante di buona cultura che  in una città in grande fermento - addirittura capitale d’Italia -  si dedica anima e corpo alla cucina e per la prima volta cataloga quelle tradizioni regionali che ben conosce e sperimenta.
Certo oggi la cucina è molto cambiata, alcuni ingredienti sono caduti in disuso e altri son saliti alla ribalta, ma l’Artusi è sempre un libro attuale e le ricette di Pellegrino assomigliano un po’ a certi mobili vecchi non di grandissimo pregio intrinseco ma di grande valore affettivo: eseguirle nella loro completezza senza “rivisitarle” vi darà un senso di felicità assolutamente da provare.

Lunga vita all’Artusi.

Nell'immagine la copertina della copia anastatica della prima edizione pubblicata da Giunti.