Il parco, il mare, la falesia: la magia di Focara

Verso Misano l'Aurelia si dissocia dalla linea del litorale: il Monte di Gabicce Monte impedisce il rettifilo e la grande trafficata statale devìa. C'è una strada più esterna, verso la costa che sale prima a Gabicce e poi prosegue, stretta e solinga ad attraversare uno dei luoghi più affascinanti e sottovalutati dell'intero litorale adriatico: il Parco di San Bartolo.
Qui l'Appennino prende una vera e propria svirgolata, e proprio qui è come se un gigantesco coltello avesse tagliato a metà una gigantesca torta: il ripieno esposto, vero libro di geologia, è la falesia di Focara.

Il nome deriva dall'antica abitudine di accendere dei fuochi sulle sommità dei rilievi, per segnalare alle barche la costa, la notte. Putroppo anche un fatidico eco del tremendo incendio che nell'agosto del 2017 ha distrutto 150 ettari di parco, lasciando una cicatrice nera fin sulle soglie dell'abitato di Fiorenzuola. Un borgo antico: tracce romane, e poi edifici consolidati nei secoli in questa terra di mezzo nelle terre dei Malatesta, quelli che se la contendevano da Rimini e da Pesaro.

Il Parco di San Bartolo è uno straordinario campo d'allenamento per ciclisti di mezza tacca - dei quali chi scrive è un preclaro rappresentante - per i dolci saliscendi, la tanta ombra sulla strada, la frescura che lenisce il solleone sulle salite; è luogo ambito da trekker con un discreto spirito d'avventura: i sentieri sono splendidi ma non sempre segnalati con chiarezza, e lì sul bordo della falesia ci si deve orientare bene. Quello più facile - e più famoso - è quello che conduce alla strettissma spiaggia di ciottoli, da basso: 1 km di strada asfaltata ma da fare a piedi, per più di cento metri di dislivello. Pure a scendere occorrono gambe e tendini, ma è una picchiata di venti minuti, quasi il doppio al rientro, avendo cura di evitare le ore calde quando il percorso potrebbe essere davvero disagevole. ricolo

La particolarità di questo luogo è che si tratta in realtà di un paesaggio agricolo: qui si trova una delle vigne più belle del nostro paese, abbarbicata all'orlo dello strapiombo con una vista che taglia il fiato per davvero. Ma le curiosità non sono finite perchè da queste bande alligna una varietà del tutto imprevista, il PInot Nero. Qui infatti a suo tempo si fermarono alcuni ufficiali dell'esercito Napoleonico e vollero piantare filari di Pinot Nero. Da questi legni poi sono stati ripresi i cloni che oggi danno vita ad una delle più particolari interpretazioni dell'aristrocratico vitigno.

Dunque: panorami emozionanti, natura viva, mare bello, buoni bicchieri. E il cibo? Al confine tra Romagna e Marche, nemmeno da chiedere.

« E fa sapere a' duo miglior di Fano,
A Messer Guido et anche ad Agnolello
Che, se l'antiveder qui non è vano
Gittati saran fuor di lor vasello,
E mazzerati presso alla Cattolica,
Per tradimento d'un tiranno fello.

Tra l'isola di Cipri e di Maiolica
non vide mai sì gran fallo Nettuno,
non da pirate, non da gente argolica.
Quel traditor che vede pur con l'uno,
e tien la terra che tale qui meco
vorrebbe di vedere esser digiuno,
farà venirli a parlamento seco;
poi farà sì, ch'al vento di Focara
non sarà lor mestier voto né preco. »

Inferno, XXVIII, 76-90