Il Natale che accende il nostro Sud

Forni, fornelli, braci, camini. E poi strade, viali, piazze, ma anche salotti, usci, anticamere e alberi, soprattutto alberi. Gli spiriti del Natale dando finalmente tregua al povero Mr. Scrooge accendono e persino bruciano il Sud con un fremito ininterrotto di luci, lucine e fuochi che manco a Natale. Appunto.

Tracciando il cammino dei figuranti e magi che affollano le botteghe di San Gregorio Armeno, carichi delle solite sporte di oro, incenso e mirra ma pure muniti di Qr code, al green pass coi tempi. “Sennò come ci arrivano alla grotta?”, ha chiosato l’artigiano autore della trovata. Mentre Salerno si incendia di arabeschi luminescenti ispirati a “Fiabe, Aurora e il Giardino Incantato“, è il tema dell’anno in corso che ha restituito colore alla città dopo due anni di buio pesto e coatto, dando cittadinanza a creature alate come Pegaso, l’Unicorno e la Fenice, ma anche ad un albero fiorito di lampadine d’artista che svetta fino all’altezza vertiginosa di quindici metri in piazza Flavio Gioia. Altro che Spelacchio.

In Puglia invece, mentre i pastori (quelli veri) pascolano le loro greggi anche a Natale (li vedi animare il silenzio delle Murge, in equilibrio fra freddo e sassi), Alberobello veste a festa l’intero rione Aia piccola, cedendo il bianco immacolato dei trulli a una pioggia multicolor di video-mapping. È la modernità, bellezza. L’imperativo in nome del quale in Sicilia, il vescovo di Noto ha pensato bene di svegliare i bimbi stipati a messa che “Babbo Natale non esiste” e che il suo fake porta i colori sociali della Coca-cola, introducendo un altro concetto di dono e credendo di fare un favore a San Nicola e Santa Lucia, ma anche ai genitori.

Come quello in nome del quale i Cucibocca di Montescaglioso, in Basilicata, che bussano alle porte nella notte santa della vigilia chiedendo offerte. E la gente di Basilicata, che è gente di cuore, non le lesina, lasciando fuori dagli usci un pasto caldo per i penitenti che vagano al freddo col volto coperto e bardati da vecchi cappotti, mantelli e una catena legata al piede. È lo spettacolo della compassione che va in scena, e purifica, come fa la neve e come fa il fuoco.

Anche in Molise. Dove nelle stesse ore, nella stessa notte, bruciano le fiaccole in processione nella “Ndocciata” di Agnone, riconosciuta nel 2011 come “Patrimonio d’Italia per la tradizione”. A Oratino invece, stessa regione, il rito assume proporzioni giganti: a bruciare qui è una enorme fiaccola alta 13 metri del peso di circa 30 quintali, nel rito che porta il nome di Faglia. È la fiamma viva della devozione, fardello e liberazione. Notte di silenzi e musica. Come quella dei canti medievali in lingua catalana che il 24 dicembre risuonano nel buio della Cattedrale di Alghero, il Canto della Sibilla che profetizza la Nascita delle nascite. A mezzanotte in punto la profezia si avvera e il duomo si illumina a giorno mentre lontano stride il controcanto sacrificale del purceddu, forse l’unico a offrire tutto se stesso per il Bambino Gesù.

Nella foto: Salerno illuminata a festa per Natale.