Il Grande Cocomero

Linus Van Pelt attende ogni anno “l’avvento del Grande Cocomero”. Si tratta di un equivoco: nella versione originale infatti Linus attende “The Great Pumpkin” che è la grande zucca, in coerenza con la festa di Halloween celebrata appunto dalle famose grandi zucche scavate e scolpite. Fino a pochi anni fa infatti sarebbe stato comprensibile a pochissimi un bimbo devoto alla “grande zucca”, visto che la festa di Ognissanti in Italia ha sempre avuto sfumature ben diverse.

Invece il cocomero è un frutto amatissimo nel nostro paese, e lo dimostra l’infinita nomenclatura localistica, da Anguria a melone d’acqua - così vicino al Watermelon - e chi più ne ha più ne metta.

Non sono certo che il femminile “cocomera” comunissimo nella bassa emiliana - in specifico reggiana - sia diffuso, ma è certo che il dolce frutto faccia parte del paesaggio. 

Non solo “la cocomera” infatti è largamente coltivata, ma le si dedicano anche vere e proprie feste, tra le quali una delle più famose è Miss Anguria a Novellara di Reggio Emilia. Oltre agli immancabili stand “gastronomici” la festa strapaesana infatti prevede una vera e propria gara di bellezza tra produttori di angurie, e nel caso il peso è la qualità vincente.

Ormai sono quasi del tutto scomparse, ma le baracchine dove andavamo “a mangiare la cocomera” fino a pochi anni fa facevano parte del paesaggio anche cittadino. Comparivano, spesso nelle stesse “location” - come le chiameremmo oggi - in cui d’inverno si ammannivano le caldarroste, e offrivano semplici sedie, rustici tavolinetti, e piatti di plastica su cui addentare le liquidissime fette servite freschissime.
Si usciva tardi la sera, si attendeva l’ora in cui la calura cedeva il passo ad una temperatura meno feroce: si facevano due passi e si andava al banco - di solito un manufatto di lamiera ondulata, particolarmente artigianale - a discutere della qualità dell’anguria. Non raramente richiedendo un assaggio, come tutt’ora si fa con il Parmigiano Reggiano.

Stretta parente del cetriolo, di cui ricorda profumo e sapore nell’albedo e che è anche indicatore di scarsa qualità se ricompare anche nella vasta polpa, pare sia originaria dell’Africa, in particolar modo del deserto del Kalahari in cui risulta utilissima come riserva d’acqua. Il frutto infatti è composto per il 90% d’acqua. 
Alcuni vedono l’anguria come salvifico salvagente nelle punitive diete dimagranti, e credono erroneamente che una volta eliminata l’acqua e il conseguente senso di sazietà passi tutto in fanteria: in realtà il contenuto zuccherino è simile a quello delle frutta in genere, per cui mangiarne una fetta da 1 kg è come, all’incirca, mangiare 1 chilogrammo di frutta diversa.

Negli ultimi anni abbiamo assistito anche ad una grande rivalutazione gastronomica dell’anguria, sopra tutto nell’alta cucina vegetale, nella quale ha simulato ogni genere di carpaccio. Interessante anche il suo utilizzo in mixologia, soprattutto con vodka e spiriti varii.

Sono tre gli argomenti da evitare nelle conversazioni… Religione, politica e il Grande Cocomero.
(Linus,
Peanuts del 25 ottobre 1961)