Il castello di un aritocratico Viandante

Tra le provincie di Modena e Reggio Emilia, storicamente a guardia di un confine quanto mai conteso, s’incontra l’antica Herberia. Più che attribuirsi una patente aristocratica di nobiltà la cittadina emiliana vanta un passato d’arme tutto costruito attorno alla difesa dei passaggi sul fiume Secchia, che per la verità qui tutti clamano al femminile: “la Secchia”. Fiume a carattere torrentizio, che proprio qui vantava un ponte in pietra già in epoca romana, quando gli imperatori del Basso Impero vollero sostituire il precedente manufatto in legno.
 
Fu solo dopo secoli durante i quali da quelle parti v’era solo un pugnace avamposto militare che a cavallo del 1200 a Rubiera venne costruito il castello, e come era d’uso all’epoca il borgo circostante fu popolato da abitanti del contado circostante, non a caso “contadini”.
Tutt’oggi si legge con vista dall’alto la semplice traccia del reticolo quadrangolare costruito attorno alla Via Emilia, da sempre via e vita nella regione. La rocca la sovrastava in pieno, tanto che tutt’ora la Strada Madre svirgola a destra – per chi viene da Rimini, suo punto d’origine – per evitare i bastioni: oggi in virtù di una migliore viabilità, ieri per semplice impedimento.
 
Fu il Comune di Reggio a costuire la Rocca che passò di mano in mano, dai Boiardi ai Pio, agli Este. Fu prigione e casa d’abitazione, e in tempi recenti recuperata all’uso conviviale da imprese di ristorazione.
 
L’ultimo e più interessante atto della ormai non più breve storia del “Sasso” di Rubiera è davvero recente: l’appassionata e lungimirante vocazione di Marco Bizzarri – CEO di Gucci Group – ne ha trasformato l’aspetto, riportando gli interni ad uno splendore dimenticato. 
“Il Viandante” – storica insegna rubierese – è stato al centro del progetto di recupero e ristrutturazione che finalmente ha ridato al castello l’aspetto di una residenza principesca: basta sedersi ad un tavolo della luminosa, spettacolare sala da pranzo dopo aver salito i gradini dello scalone monumentale per rendersene conto.
 
In cucina Jacopo Malpeli, giovine e talentuoso chef emiliano, esprime una cucina che conservando i caratteri strettamente locali dei prodotti tipici, delle carni, dei riferimenti più popolari del luogo, si libra spesso nella direzione di una cucina che ha tutto del classico contemporaneo. Un tocco di creatività, una misura di sapienza, una strizzata d’occhio alle consuetudini, una citazione colta: la sommatoria di questi elementi rende la sosta al Viandante un momento di grande intensità gastronomica e culturale. Trota e anguilla incontrano le paste ripiene, il selvatico incrocia la via dei gnocchi fritti e del caviale, la carne di razza cotta bene s’alterna a funghi e tartufo, preparati con mano attenta e sensibilità delicata, più vocata ai toni vellutati del contralto che a strepiti stentorei.
 
In pochi altri luoghi come questo si incontrano il buon gusto e il saper fare all’italiana.