I Pici. Eppure li chiaman Pinci...

Pici, pinci, appicciare..o che roba l’è codesta nini???

Questa sarebbe stata l’esclamazione di qualsiasi massaia fiorentina alla domanda se conosceva e se avesse mai assaggiato i pici, perché fuori dalla Val d’Orcia fino a qualche decennio fa non si sapeva neanche l’esistenza di tale prelibatezza, prova ne è che il mio grande amico Stefano Tesi senese, contradaiolo sfegatato del Drago, mi conferma che anche a Siena il picio non era così diffuso e veniva perlopiù consumato nelle gite fuoriporta.

Il picio nasce nella notte dei tempi sicuramente in Val d’Orcia e, come da buona tradizione toscana, tutti o quasi i paesi di questa meravigliosa valle ne rivendicano la paternità.

La storia (o leggenda che dir si voglia) più bella è quella che vede l’origine cinese dei nostri addirittura con un altro nome : pinci.

Ora essendo la genesi di tale nome un po’ volgare  in quanto derivante da pinco - che in quelle zone indica proprio quella cosa che è facile immaginare -  una volta usciti dal territorio di Montalcino avrebbero preso il nome di pici nel rispetto della popolare decenza.

Essendo io fiorentino (del contado, ma fiorentino doc) ho voluto avere testimonianze più dirette e realistiche sui pici e mi sono rivolto oltre al mio amico senese anche a un caro amico produttore di farine e cereali meravigliose nel cuore della Val d’Orcia, Amedeo Grappi del Molino Val d’Orcia e  della sua collaboratrice che oltre alle bolle, fa anche i pici!!

Come sempre accade s’impara sempre qualcosa :

Andiamo per ordine

1) L’impasto del picio è acqua farina tipo 2 e semola, l’uovo qualcuno ce lo mette in piccolissima quantità, ma sui puristi fa lo stesso effetto della panna nella carbonara.

2) Appiciare è il verbo che indica l’azione del creare i pici un po’ come incocciare quello che si usa per il cous cous trapanese.

3) Il picio si è diffuso in tutto il sud della Toscana e anche nell’alto Lazio  (dove peraltro cambia nome), ma il matrimonio più riuscito è stato quello con la confinante Valdichiana patria del mitico Aglione, considerato da molti il condimento per antonomasia del picio.

3 ) Il picio è una pasta molto versatile e si adatta a tutti i sughi preparati con animali da cortile e con selvaggina.

4) Nei tempi moderni hanno preso molto campo anche versioni “fusion” del picio , ad esempio con il pesto o cacio e pepe ma, a detta del mio amico senese, mai il picio con le verdure!!!

5) Come sempre il consiglio è di andare in loco a gustarsi il picio: primo perché la Val d’Orcia essendo un posto meraviglioso sarà il più bell’ingrediente dei vostri pici, secondo perché è un vero e proprio giacimento gastronomico (termine che adoro, rubato al grandissimo Luigi Veronelli) e oltre ai pici troverete tantissime altre prelibatezze.

Mi sono divertito molto a parlare di pici e appena avrò un po’ di tempo andrò dai nostri amici ad imparare l’arte di appiciare e naturalmente ve ne darò conto.