I Nasoni di Roma: tra spreco e funzionalità

Cammini per le antiche strade, schiaffeggiato a volte dalla bellezza omicida dell'Urbe, a volte dalle nefandezze della modernità. L'immenso e l'abisso a Roma si toccano sempre, si abbracciano, si corteggiano: raramente si integrano. Perchè resta sempre quell'ossimoro, quella sensazione di laida meraviglia che in pochi altri luoghi al mondo si può toccare con mano. Assaporare. Attraversare.

Un ciocco millenario, una veduta che attraversa i secoli, un'istanza artistica possono franare sul mucchio di rifiuti, sulle lattine di plastica. Odori e profumi si fronteggiano, nessun vincitore dichiarato. Luoghi in cui gli estremi accostati assurgono a epigramma: Campo de' Fiori, su tutti. Un circondario di tutto quello che Roma è, ed è stata, nei secoli dei secoli.

Come ognuno che abbia camminato le strade di Roma sa, a Roma ci sono le fontanelle. Che buttano - buttavano - acqua fresca limpida e potabile a tutte le ore del giorno e della notte, salvando il viandante - ma anche il senzatetto, il quadrupede, il colto e l'inclita - dalla sete acre o dalla calura. Nate con Roma Città, poco dopo la Breccia, soprattutto per riequilibrare le stanche tubature che se da un lato erano la testimonianza dell'antico genio civile degli acquedotti invidiati dal mondo, dall'altro soffrivano così come soffrono di gravi fallature, aggravate dall'eccesso di pressione. Le "cannelle" erogavano acqua, e nello stesso tempo liberavano la spinta idrica e offrivano anche una funzione igienica: lo scorrere continuo infatti garantiva il deflusso di rifiuti e liquami, acque grigie e quant'altro verso la rete fognaria.

In tempi recenti, raccogliendo un serpeggiante malcontento da tutt'altro generato a proposito di siccità, desertificazione e sprechi d'acqua, le Amministrazioni cittadine hanno deciso di chiudere i Nasoni - così sono chiamate le fontanelle dai Romani - progressivamente, per lasciarne solo un numero esiguo delle 2500 attive prima del 2017. Le buchette grigliate sono così presto diventate ricettacoli di sporcizia, maleodoranti e maltenute, privando un buon numero di soggetti del rifornimento d'acqua fresca libero e gratuito.

L'annuncio antispreco parrebbe messo in discussione dalle cifre: i Nasoni "buttavano" l'1% della fornitura d'acqua della Capitale, a fronte di uno spreco stimato del 50% a causa delle tubature vecchie e inefficienti (fonte: Codacons via Internazionale). Noi che ci limitiamo a camminare Roma non abbiamo accesso ai numeri, non sappiamo prendere posizione: l'occhio è la nostra guida, e un po' soffriamo, e un po' ci manca quella cannella che chiusa con il pollice ci sprizza altissima un sorso d'acqua limpida.

E tutte le fotografie che ci siamo persi.

Pensare di rimediare alla siccità, chiudendo i nasoni di Roma, è come voler affrontare il cambiamento climatico accendendo l’aria condizionata.
[bosco di ogigia]