Grazzano Visconti, ben più di un'idea

Grazzano Visconti è un paesello ascoso nella verzura delle prime colline piacentine, dalle parti di Vigolzone. C'è un castello medievale, un borgo medievale con botteghe medievali, case medievali, mura medievali e attrezzi medievali. Sono così medievali che ti viene il dubbio: ma come si saranno conservate così bene? E allora anche i sassi sapranno raccontarti la storia di questo borgo medievale che non ha più di cento anni, e che nacque dalla mente cosmopolita di Giuseppe Visconti di Modrone.

La più parte di noi conoscerà questo nome per il velluto a coste, tra i tessuti italiani più famosi al mondo. Ma Giuseppe Visconti fu un personaggio a tutto tondo, una figura chiave nella cultura italiana del '900.

Di certo non è solo "pittoresco" ricordarlo come "Gentiluomo di corte", una curiosa figura istituzionale e ufficiale che aveva accesso agli appartamenti regali della regina Elena di Savoia, tanto da dar voce a non sopiti pettegolezzi, ma quello che ci interessa invece fu la sua ecletticità.

Sposò Carla Erba, della dinastia dei famosi industriali farmaceutici, e dal loro tormentato sodalizio - si separarono infatti pur rimanendo sposati - nacquero ben sette figli tra cui Luchino Visconti, il grande regista dei tempi d'oro del neorealismo nel cinema italiano. Fu pure presidente dell'Internazionale di calcio, ed ebbe frequentazioni altisonanti tra le quali il Vate Gabriele d'Annunzio.

 

Tanta visione del mondo si tradusse in una passione sfrenata: quella di ricostruire un ambiente medievale attorno al Castello di Grazzano, quello sì trecentesco, costruito dai pugnaci Anguixola sposati Visconti, e circondato da un magnifico parco. Tutt'attorno il Duca Conte - e non è una citazione fantozziana, ma il reale predicato dell'aristocratico Giuseppe - fece realizzare un borgo in stile, e ne fu così partecipato da impugnare gli arnesi e i pennelli per contribuire personalmente agli affreschi delle case. 

 

Nei primi decenni del '900 non sono rari gli esempi di facoltosi intellettuali innamorati del passato che si mettono al lavoro su progetti visionari e spesso fantasiosi per il recupero di uno stile: pare quasi il passaggio successivo del culto delle rovine che affascinò i Romantici e i Decadenti qualche decennio prima. Non ha nulla di storico, ma è del tutto rappresentativo di un gusto erudito e di un amore viscerale per le proprie origini, ammantate di leggenda ancora più che di storia.

 

Perché visitare un paesello "finto" per usare un termine volutamente brutale? Prima di tutto perché il Castello non lo è; in secondo luogo perché pare di frequentare il set di un film di cappa e spada, di quelli che vediamo quasi quotidianamente e che ci hanno permesso di costruire un'immagine edulcorata - se non disneyana - del medioevo: un'epoca nella quale invece le strade delle città erano fogne a cielo aperto, non si poteva sfuggire alla puzza di umanità, si moriva a vent'anni ed anche i regnanti vivevano vite in bilico, quando ogni giorno poteva essere l'ultimo. Tra complotti, guerre, congiure, malattie e assassinii non era davvero facile diventare vecchi. Vi siete mai chiesti perché nelle gallerie di ritratti di dignitari di ogni ordine e grado si sorrida sempre a labbra strette? Magari una volta ne parleremo...

Grazzano Visconti is a small town that nestles among the foothills of Piacenza, near Vigolzone. There is a medieval castle, a medieval walled town with medieval houses, medieval architecture, and medieval crafts are still practiced today. It’s so medieval that you start to wonder: how has a place like this been so well preserved? Because if the stones could talk, they would tell you that they are actually no more than a hundred years old. The town was born from the mind of one man, Giuseppe Visconti di Modrone. 

This is a name that many of us will recognize in relation to corduroy, one of the world’s most famous fabrics. But Giuseppe Visconti was a man of parts, a key figure in multiple aspects of early twentieth-century Italian culture.

He married Carla Erba, daughter of a family who had made their name in pharmaceutical production, and their tortured union – they separated but remained married – bore seven children. One of these, Luchino Visconti, would become one of the greatest directors in the golden age of Italian neorealist cinema. Old man Visconti also presided over the nascent soccer World Cup, and in his spare time held debates with the intellectuals of the time, including Gabriele d'Annunzio.

 

All this worldview turned into unbridled passion to rebuild a medieval place around Grazzano Castle, constructed by the pugnacious Anguixola who married Visconti, and surrounded by stunning parkland. A stylish walled town was built around the Duca Conte – it’s not a Fantozzi quote, but an actual lecture by the aristocratic Giuseppe. He got so involved that he grabbed his paintbrushes and frescoed the walls of the houses. 

 

If we look back at the early 1900s we find quite a few restless intellectuals, besotted with the past, who exercised their brains on visionary, often crazed projects, hoping to bring a certain style back to life. It’s rather like how, in the nineteenth century, the Romantics and the Decadents sighed over ancient ruins. In reality, they had a decidedly skewed idea of history, but they were more infatuated with myths and legends than with history itself. And no one could doubt their fascination for the past, whether or not it was real or imagined.

 

Why visit a “fake” town, to use a deliberately brutal word? Well, the castle isn’t fake, and the whole place makes you feel like you’re on a sword-and-sandals film set, the sort of films that we see all the time and which have given us this saccharine, Disneyfied view of the Middle Ages. We forget that the medieval period stank to the smell of open sewers, that you couldn’t escape from the stench of humanity; that people often died at the age of twenty and that even the ruling classes every day was a memento mori. Plots, wars and conspiracies were a routine part of life; and what with murders and plagues, it wasn’t easy to live to be old. Have you ever wondered why, in the portrait galleries, the nobles are always rather tight-lipped, even when smiling? We’ll discuss that another day…