Giaggiolo, il fiore di Firenze

L’aria del mattino è profumata e nel cielo danza il polline.

Mi stropiccio gli occhi, comincio a starnutire: puntuale la mia allergia saluta l’arrivo della primavera. Ci ritroviamo con gli amici nella piazzetta del paese: siamo un’allegra combriccola di grandi e piccini. Aspettiamo i soliti ritardatari e si parte! Il percorso si inerpica in salita lungo una strada battuta fin dagli etruschi. La meta non è distante: una ampia e soleggiata radura ai piedi di una raminga chiesetta in stile romanico che domina col suo slanciato campanile e le secolari campane la vallate circostante. una giornata frizzante: la rugiada del mattino bagna i prati e le zone in ombra.

Questa è la prima scampagnata della stagione. Il “pratone”, così chiamiamo la nostra ambita meta, lo possiamo raggiungere solo in bicicletta.

Ognuno ha la propria: chi con il portavivande sul davanti, chi a marce, i più piccoli con le rotelline. Noi adulti gravati nel pedalare dai gustosi fardelli che ci permetteranno poi di divertirci una volta ascesi alla nostra conquista: i piatti preparati i giorni prima, il pallone, due forme di pecorino coi baccelli, le coperte arrotolate dove poi assopirsi. Nell’ultimo faticosissimo tratto, salendo su verso la chiesa, la strada si stringe sempre più fino a sembrare uno scarabocchio bianco e polveroso.

Dai muri a secco che accompagnano l’era spuntano già i giaggioli, che - in piena fioritura - quasi paiono genuflettersi al peso del loro stesso fiore violaceo: “Il fiore di Caterina dei Medici!” – “È anche lo stemma di Firenze”, petulano i bambini facendo sfoggio di conoscenze.

L’arrivo al pratone è uno spettacolo di colori. Una sudata, ma ne è valsa la pena. Le colline sono ammantate di sfumature: il verde del grano ancora non maturo, il giallo dei fiori di colza, il rosso dei papaveri e dei fiori di trifoglio. La luce della primavera illumina ma non abbaglia. L’aria profuma di vita nuova. Io continuo a starnutire. In pochi attimi si prende possesso di quel lembo di paradiso. I bambini, con le gote già arrossate dalla pedalata, rincorrono chiassosi dietro il pallone già scivolato a fondo valle. Le bambine sono invece tutte ordinate e calme in cerchio a disegnare con dei gessetti colorati.

Le grosse campane del campanile suonate dal campanaro ci stordiscono di un solo tocco: è l’una, si mangia! Io sono deputato alla mescita del vino: apro con diligenza la prima bottiglia e verso il vino nei gottini. L’acqua la prendiamo da una fontanella che si trova accanto alla pieve. Si affetta il pecorino e una grande ruota di pane sciocco che farà da base per panini con gli affettati o la frittata. La vignarola è fantastica, preparata con le verdure primaverili: il finocchietto e la mentuccia le danno proprio un tocco in più. Il pranzo diventa merenda, la merenda una cena. La partita a bandierina ci scuote un po’: ci dividiamo in squadre, uomini contro donne. Alcuni hanno preferito stendere le coperte, avvolticciolare il maglione a mo’ di cuscino dietro il collo, chiudere gli occhi e concedersi un pisolino: la giornata è calda ma non afosa e il sole, dopo un lungo inverno nelle proprie case, corrobora e regala buon umore.

La giornata scivola via veloce fra battute, scorpacciate, libagioni e giochi. quasi buio, si intravedono le prime lucciole e i primi timidi cicalecci della sera, l’ora di riprendere le biciclette e tornare verso il paese.