Gelate nei vigneti

Aprile è sempre un mese difficile per i viticoltori, un mese in cui si vive in bilico tra l’eccitazione del risveglio vegetativo della vite e la nascita dei primi germogli e l’incubo delle gelate notturne.

Proprio nei giorni tra il 6 e il 7 aprile siamo passati dalla primavera piena con i suoi 26 gradi e un clima da cena all’aperto a temperature sottozero, nevicate e riscaldamenti di nuovo in funzione. Lo sbalzo è stato intenso e repentino. Nelle aree del Chianti Classico e di Montalcino si sono registrate temperature medie tra i -4 e i -6 C° senza distinzione fra vallata e alta collina, dove di solito il fenomeno è più mitigato. Il principale problema, infatti, non è stato la temperatura di base, che in un fondo valle avrebbe creato ancora più freddo per l’umidità presente, ma i venti violenti che hanno soffiato.

Per deformazione professionale l’altra sera, mentre andavo ad aggiungere una nuova coperta sopra al piumino estivo che avevo cambiato proprio due giorni prima, la mia mente andava ai piccoli germogli appena abbozzati che avevo visto nei vigneti la mattina stessa.

Purtroppo, in agricoltura il meteo gioca un ruolo fondamentale e a volte tiranno. Se un tempo in Toscana avevamo un po’ più di fortuna rispetto alle regioni del nord Italia e, soprattutto, alla Francia, negli ultimi anni l’evidenza del cambiamento climatico è diventata incontrovertibile. I danni registrati sono ingenti anche se è ancora presto per una stima effettiva. Alcuni germogli in fase di apertura, infatti, potrebbero non presentare i segni del congelamento ma essere comunque stati danneggiati al loro interno e non riuscire a produrre il frutto. In questa fase delicata la pianta, sotto shock, innesca un meccanismo di protezione che provoca un rallentamento dei processi vegetativi e questo, a seconda della gravità, può provocare una diminuzione o, addirittura, un azzeramento della produzione fruttifera.

In Borgogna, particolarmente nella zona di Chablis, dove hanno raggiunto un elevato grado di esperienza nei confronti delle gelate anche di portata cataclismica, da anni sono applicate alcune tecniche che riescono a mitigare l’effetto della gelata sui germogli e permettono di salvare, almeno in parte, la futura produzione di vino. In presenza di gelate i villaggi sono svegliati nel cuore della notte da vere e proprie sirene di guerra. Nei vigneti si accendono fiaccole ad olio che sprigionano fumi e vapori in grado di scaldare le piante. Solitamente a questa misura se ne aggiunge un’altra che consiste nello spruzzare acqua sulle vigne, verso le ore dell’alba, così da favorire la formazione di uno strato di ghiaccio intorno alla gemma che paradossalmente la proteggerà nei confronti del freddo maggiore dell’aria, impedendole di essere bruciata dal gelo. Le immagini suggestive e al tempo stesso terribili di queste vigne illuminate nella notte come piste di atterraggio in queste ore riempiono le pagine social degli appassionati di vino e delle cronache di settore.

Queste tecniche sono già applicate in Italia nelle zone montane, in particolare, nella coltivazione di piante da frutto. In Toscana non ci siamo ancora strutturati per affrontare questi eventi sempre più frequenti. I vignaioli di Montalcino hanno autonomamente deciso di dare fuoco a delle rotoballe di fieno durante la notte, nel disperato tentativo di limitare i danni. Ma certamente, visto l’intensificarsi di questi fenomeni, occorrerebbe una presa di coscienza a livello di consorzi per strutturare un piano di difesa dei raccolti negli anni avvenire.

Anche in queste piccole cose prendiamo coscienza che i cicli vegetali dai quali dipendiamo totalmente, vuoi per l’aria che respiriamo, vuoi per il cibo che mangiamo o, come nel nostro caso, per il lavoro che facciamo, sono quanto di più prezioso e delicato al mondo. E non può esserci obiettivo più prioritario al momento che la transizione ecologica. Tendere alla sostenibilità non è più solo un problema etico ma un imperativo di sopravvivenza e tutti ne dobbiamo prendere coscienza a partire da noi che alla natura dobbiamo tutto.