Fioriscono le viole

“Ricordi sbocciavan le viole / con le nostre parole / non ci lasceremo mai / mai e poi mai", cantava nel 1966 Fabrizio De Andrè nella sublime “La Canzone dell’Amor Perduto”. 

Una canzone malinconica e crepuscolare, atipica rispetto alla produzione dell’imperituro cantautore genovese. Mi sono trovato a canticchiare queste parole dopo aver visto, passeggiando fra i sentieri incanutiti dal lungo inverno della campagna toscana, la prima fioritura della viola.  La primavera non è lontana.

Infatti la Viola, “mammola” o “odorosa” o semplicemente violetta, è considerata il primo fiore premonitore del cambio di stagione, e fiorisce a partire dalla seconda metà del mese di febbraio, ai primi timidi tepori, per poi sfiorire e progressivamente scomparire appena i caldi si fanno un poco più intesi, come ci spiega nel suo cantare la poesia di De Andrè: “E quando ti troverai in mano / Quei fiori appassiti / Al sole d'un aprile / Ormai lontano, li rimpiangerai”. L’amore, così intenso, era già perduto nel volgere di pochi mesi.

E’ un fiore di grande grazia e fragilità e ha dei profumi inebrianti. Tende a nascondersi sotto altre piante. Non a caso è associata, nel linguaggio dei fiori, alla timidezza, alla delicatezza, al bello che nutre, al vivere ora. Il termine mammola richiama infatti il bambino ancora da svezzare, una creatura quindi molto fragile e di grande bellezza e dolcezza. I fiori afferiscono all’ampio spettro del viola, viola intenso, fino al lilla, all’azzurro e al blu.  Un’altra  simbologia di area cristiana la lega alla Vergine Maria: l’umiltà. Alcuni dipinti ritraggono Maria insieme alle viole, tratteggiate coi petali bianchi: la leggenda dice che il dolore sanguigno sofferto da Maria per la crocifissione del figlio abbia trasformato quei fiori in viola. Del resto oggi il viola è un colore spesso associato al lutto.

La viola ha anche altre caratteristiche. Per gli appassionati di vino, è uno dei primi descrittori aromatici del Sangiovese. Vi è anche un vitigno antico, il Mammolo, che deve il suo nome proprio al profumo che questo varietale esprime una volta vinificato.
Inoltre la viola è una pianta ambitissima per chi conosce le erbe officinali: la macerazioni dei suoi fiori dà un ottimo sciroppo per la tosse. L’erboristeria ci insegna che la viola è anche un efficace antinfiammatorio e un utile espettorante.
In cucina è molto utilizzata sia per guarnire le insalate come fiore edule, che per addensare zuppe (e conferire un sapore gradevolissimo) grazie alle foglie particolarmente ricche di mucillaggine.
Anche l’industria dei profumi fa largo uso di questa pianta per i suoi profumi, al contempo ampi e profondi.

Così come abbiamo aperto l’articolo con una citazione sulla caducità delle viole di De Andrè, lo chiudiamo con un’altra citazione canora di un grande cantante italiano, il calabrese Rino Gaetano, che nel 1976 in “Sfiorivano le viole” raccontava il breve aggraziato, intenso, etereo e assoluto ciclo di vita della viola, e dell’amore, con queste bellissime parole: “Fiorivi, sfiorivano le viole / E il sole batteva su di me / E tu prendevi la mia mano / Mentre io aspettavo”.

Ricordi sbocciavano le viole
Con le nostre parole
Non ci lasceremo mai
Mai e poi mai
Vorrei dirti, ora, le stesse cose
Ma come fan presto, amore
Ad appassire le rose
Così per noi
L'amore che strappa i capelli
È perduto ormai
Non resta che qualche svogliata carezza
E un po' di tenerezza
E quando ti troverai in mano
Quei fiori appassiti
Al sole d'un aprile
Ormai lontano, li rimpiangerai
Ma sarà la prima
Che incontri per strada
Che tu coprirai d'oro
Per un bacio mai dato
Per un amore nuovo
E sarà la prima che incontri per strada
Che tu coprirai d'oro
Per un bacio mai dato
Per un amore nuovo
[Fabrizio De Andrè, 1966 - La canzone dell'Amor Perduto]