Finalmente, estate!

Le colline sono accecate di luce e punteggiate di covoni di grano. Sotto un cicaleccio litanico e insistente, carezze color paglia e fieno si perdono ondulate fra i contorni celesti e bianchi di un caldo cielo stanco. Sparuti girasoli, affamati di luce, seguono avidi il lungo sole del giorno. Solo gli schiamazzi allegri e festosi dei bambini squarciano l’immobile silenzio: chi in bicicletta in piedi sui pedali per affrontare gli ondulati saliscendi delle campagne, altri assorti in interminabili partite a nascondino, le bambine a saltellare giocando a campana. Nelle case, le finestre sono spalancate come a pietire ogni timido refolo d’aria che faccia un anche minimo “riscontro”. Sugli intonaci caldi delle mura, gechi ingrassati dalle zanzare si muovono sazi e furtivi.

E’ fine giugno e l’estate finalmente trionfa nella campagna. “La canzona di Bacco” di Lorenzo il Magnifico ne dipinge l’intima essenza sospesa fra l’assoluta bellezza, il divertimento dissoluto e una malcelata malinconia: “Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuole esser lieto, sia: di doman non v’è certezza”.

Maturo, succoso, turgido: il pomodoro incarna l’intima essenza di questa stagione e assurge a vero simbolo dell’estate italiana: come la fuggente giovinezza, abbaglia di colori, stordisce di profumi e sporca di dolcezze.

Eppure, il pomodoro, oggi così indissolubilmente legato alla cucina italiana e all’Italia, è originario del Sudamerica e venne introdotto nello Stivale grazie all’esploratore Cristoforo Colombo. Paradossalmente, all’inizio il pomodoro fu utilizzato solo a scopi ornamentali in quanto ritenuto una pianta dai frutti tossici: i primi usi attesti del pomodoro sono legati a pozioni ed elisir d’amore per sfruttarne le presunte doti afrodisiache. Il termine pomodoro riflette ancora questo suo passato, così come il francese pomme d’amour. Non è chiaro quando e perché si cominciò a mangiare pomodori: probabilmente l’intuito e la necessità di qualche contadino che provò a piantarlo fra le verdure dell’orto.

Da quel momento nacque una delle più travolgenti e durature storie di amore. Il pomodoro - e oggi se ne coltivano molteplici varietà - non è solo buonissimo, ma fa anche bene, grazie alla presenza di vitamine, sali minerali e del licopene, responsabile del colore rosso e potente antiossidante.

L’impatto del pomodoro nella cucina italiana, è devastante: il pomodoro è davvero, come dice il proverbio, “buono in tutte le salse”. Dal semplice spaghetto al pomodoro, nella nostra pappa col pane sciocco, a dialogare con mozzarella e basilico nella più classica delle capresi, in insalata con le verdure di stagione, in duetto coi cetrioli, sulla pizza, a piccoli dadi con la cipolla fresca in una bruschetta, stropicciato sul pane e ingentilito da un filo di olio a crudo, l’estate a tavola si tinge di rosso pomodoro e profuma di vita.