Cornello dei Tasso, dimenticato crocevia di mondi antichi

Poco più di trenta abitanti e strade così strette da rendere impossibile anche il passaggio di un’auto. A Cornello dei Tasso, un minuscolo villaggio dell’alta Val Brembana bergamasca, il tempo sembra essersi fermato a secoli fa. Qui, nel borgo in cui venne inventata la posta, si accede all’abitato solo a piedi, tra sentieri immersi nei boschi e una stretta mulattiera. Percorrerli significa addentrarsi in un’altra epoca. Un quieto anfratto di montagna considerato uno dei borghi più belli d’Italia: a caratterizzarlo ci sono porticati e arcate in pietra, antichi stemmi medievali, i ruderi spogli di un castello in disuso.

Il nome “Cornello” sembra derivare da “corna”, in dialetto bergamasco “roccia”, “pietra”; “dei Tasso” per via della nobile famiglia (dalla quale discende il poeta Torquato Tasso, autore della ‘Gerusalemme liberata’) che nel 1200 si trasferì qui dando vita a una sorta di multinazionale ante litteram, visto che per secoli detenne il monopolio del servizio postale in Europa.

In questo angolo di medioevo non ci sono vie dello shopping o fabbriche. Non ci sono imprese, non c’è lavoro. Al massimo vi si possono trovare una chiesa, una scuderia, un bed and breakfast e una trattoria dove mangiare i ‘casonsèi’ - i casoncelli -, la tipica pasta ripiena bergamasca. Chi sceglie di abitare qui, sceglie di provare a vivere come si faceva 500-600 anni fa.

Eppure, proprio nel medioevo Cornello fu un importante crocevia di scambi commerciali grazie alla Via Mercatorum, la più antica strada della valle che vedeva passare i commercianti che si spostavano verso la Valtellina. Un lunghissimo serpentone ricco di ramificazioni sviluppate in quota, lontano dai briganti che infestavano il fondovalle. La costruzione della Strada Priula, nel Cinquecento, segnò profondamente il borgo, nel bene e nel male: Cornello, infatti, rimase estromesso dai traffici e letteralmente isolato dal resto del mondo, costringendo i suoi abitanti, nel corso degli anni, a spostarsi in territori più fertili. Allo stesso tempo, però, l’isolamento favorì la conservazione nei secoli dell’originario tessuto urbanistico. Oggi come allora è possibile ammirare il portico monumentale sotto il quale correva la Via Mercatorum, dove si affacciavano le botteghe e i laboratori degli artigiani. E camminare tra i resti dell’antico palazzo costruito su uno sperone di roccia sul lato meridionale del borgo con funzione di guardia verso la valle. Era la dimora dei Tasso.

Già, i Tasso. Pionieri delle poste e antenati della comunicazione di massa, questi virtuosi imprenditori costruirono un impero partendo da un minuscolo angolo di valle. La loro potenza influenzò i collegamenti tra Venezia, Milano e Roma tanto che, dopo il 1460, la famiglia bergamasca iniziò a gestire le Poste Pontificie conquistando, di riflesso, privilegi e blasoni. Basti pensare che nel Seicento il ramo tedesco della famiglia, noto con il nome di Thurn und Taxis, ottenne dagli imperatori il titolo principesco. A proposito: c’è chi attribuisce loro l’origine della parola taxi, perché sulle carrozze che trasportavano la corrispondenza venivano accolti anche dei passeggeri. Ma questa è un’altra storia ancora, tutt’ora aperta e dibattuta.

Con i Tasso i corrieri in 36 ore si spostavano da Bruxelles a Parigi. Considerando il ruolo che da allora hanno svolto le comunicazioni, l’organizzazione delle poste europee nel Rinascimento determinò, per il progresso mondiale, conseguenze non inferiori a quelle derivate dalla scoperta dell’America. E se oggi esiste un’Europa che riesce ad essere coesa, lo dobbiamo anche a questa famiglia bergamasca che, nel corso dei secoli, ha operato per unire terre e popoli.

"La vide, e la conobbe; e restò senza E voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza!.“
[Torquato Tasso, La Gerusalemme Liberata]