Conero, la bellezza infinita

A volte dimentichiamo quanto sia giovine la contemporaneità del nostro Paese. Siamo così spesso sopraffatti dall'immenso patrimonio di bellezza, naturale e culturale, da dimenticare che poco più di mezzo secolo fa eravamo quello che oggi chiameremmo un Paese in via di sviluppo. Ma solo perchè l'attuale correttezza semantica impone di evitare termini fortemente marginalizzanti come Terzo Mondo. Negli anni '50 in Italia la fame, la fame vera, era ancora una diffusa realtà. Poi venne il "Boom" e il "Baby Boom" e con luci ed ombre, e con quel sicuro miglioramento delle condizioni medie di vita che fu chiamato "benessere" e che oggi trova qualche detrattore, diventammo la Quinta Potenza Economica. 

Allora la Riviera del Conero non esisteva: ma c'era il Monte Conero, pare anche prima degli anni Cinquanta. Da sempre il “Monte” di Ancona segna l’unica interruzione dell’infinito litorale sabbioso che incornicia la sponda italiana dell’Adriatico da Trieste al Gargano, segnando con il suo riconoscibile profilo la costa.
Per la verità esistono altre due piccole eccezioni: la falesia di Focara, tra Gabicce e Pesaro, e Punta Aderci presso Vasto. Non a caso entrambi comprese in aree protette, come peraltro lo stesso Conero, ma d’essi parleremo altrove. 

Poi gli italiani a bordo delle loro Fiat Cinquecento iniziarono ad esplorare il Belpaese e disvelarono questi luoghi magici, aprendoli allo sviluppo con noti pregi e difetti. Furono anni frenetici in cui quei luoghi bellissimi ma fuori dalle rotte provavano ad adeguare la propria capacità ricettiva alla gran messe di persone che si innamoravano della incredibile piaccetta a strapiombo sul porticciolo di Sirolo, i vicoli e i misteriosi sotterranei di Camerano, le scalette e le piagge di sabbia grossa di Numana.  Perchè in realtà sul Conero l'uomo vive dalla preistoria, e poi Roma e poi il passato recente. Luoghi n cui perdersi per una sosta, una gita, e sì: una villeggiatura.

Ricchezza infinita naturale e culturale: nel Parco vige il Corbezzolo, sul litorale, ai piedi delle rocce verticali, il mare di cristallo blu come altrove sull’adriatico - sponda italiana - è impossibile. E poi a tavola e nei bicchieri: basta addentare un panino con il ciauscolo per provare intensi brividi carnali, o la consistenza lisciva e seducente dei moscioli di Portonovo, chiamati ovunque cozze o muscoli. E nei bicchieri il poderoso Rosso Conero, da uve Montepulciano, o i bianchi Verdicchio nelle mille sfumature dei dintorni.

Tale ricchezza non poteva lasciare inerti le istituzioni, tanto che l’APT Riviera del Conero e dell’infinito con quel nome inclusivo provarono a capitalizzare l’opera del Giacomo di Porto Recanati, anch’essa ricompresa nella “greater” Conero, come Osimo e Loreto, borghi storici, o Filottrano, Costelfidardo, Offagna, Polverigi, che nel nome contengono già una cifra pressochè insostenibile di poesia.

Ma sopra tutto ricordiamolo: si dice Cònero, con l'accento sulla prima sillaba.