Cilento, l’arte e la vita

Visitare il parco archeologico di Paestum è una esperienza sublime.

L’antichissima polis greca di Poseidonia, poi Paestum come oppidum romano, è in alcuni punti intatta: il tempio di Ercole e il santuario di Atena, integri dopo più di 2500 anni, rapiscono per la bellezza, così come non è complesso immaginare le strutture che componevano questo ridente insediamento classico, che ha fra i tanti pregi anche quello di essere circoscritto in una area non vastissima e ben organizzata: un vero e proprio gioiello che permette un sognante viaggio nel tempo, ai prodromi della nostra civiltà e del nostro modo di essere e, soprattutto, del vivere insieme.

Ci troviamo a sud di Salerno, in Campania, in una zona geografica denominata Cilento, che vanta perle assolute come – fra le altre – i paesi di Acciaroli, Palinuro e Castellabate. Tutta l’area è un saliscendi fertile e ben tenuto, con piccoli borghi, fattorie, caseifici, atmosfere anticate. Il mare che bagna il Cilento è pulito, vissuto con molti pescherecci, tante spiagge, bei colori. L’arte è tanta, sia naturale - le grotte di Castelcivita, o la Baia degli Infreschi - che umana (Paestum, appunto, ma anche Velia). Così come i vini – ottimo l’Aglianico -, i salumi, le verdure, i pesci e, regina assoluta, la Bufala. Il Cilento è un piacere per tutti i sensi.

Cilento è un termine che non richiama nessun toponimo. Documentandomi un po’, ho letto che la più accreditata ipotesi sull’origine del termine Cilento provenga da Cilens, il dio del destino, una divinità etrusca molto potente e presente in pochi altri culti, per la sua imprevedibilità e cattiveria. Un dio del destino: beffardo e dispettoso. Chissà come mai il più raffinato ed epicureo popolo dell’antichità venerava questa deità.

Intanto, una precisazione mi è d’uopo. Sì: gli Etruschi raggiunsero anche alcune zone del sud, fra cui quella geograficamente associata al Cilento. Non solo la Toscana e l’alto Lazio come zona di influenza. Gli Etruschi, con la loro capacità di godersi la vita. L’attenzione sul presente. Ai piaceri dell’anima e del corpo, altrettanto importanti. Questo lascito, a un viaggiatore attento, è emozionalmente evidente in Cilento. Un fazzoletto di modus vivendi etrusco che esula un po’ dalla classica squisitissima accoglienza campana, trovando questa dinamiche e connotati propri e non del tutto dissimili da altre zone etrusche, come per esempio la Maremma Toscana.

Torniamo all’inizio di questo articolo. Al nostro viaggio nel tempio fra le rovine classiche di Paestum. Dopo aver ammirato il parco, la visita si conclude nel piccolo imperdibile museo archeologico limitrofo, che raccoglie uno dei reperti più evocatividel mondo classici, e che tutti probabilmente abbiamo visto in qualche raffigurazione, o libro di testo a scuola: la tomba del tuffatore.

Si tratta di una tomba a cassa in pietra di età antica che, ritrovata a pochi chilometri da Paestum e scoperchiata – lo scoperchiamento, e la scoperta, sono recenti, del 1968 – ha rivelato una serie di illustrazioni affrescate all’interno, attribuite all’età severa (V sec. a.C.).

Scene di simposiasti che partecipano a un convivio, con amori, giochi, suonate, riflessioni filosofiche e calici gonfi di vino. Immagini insomma liete e, fra queste, all’interno del coperchio di chiusura della tomba, la più misteriosa e la più difficilmente inquadrabile: una figura umana in atto di compiere un tuffo.

Si può ipotizzare la celebrazione di un atleta, di uno sport, ma il tuffo non era considerato attività sportiva da celebrare. Più probabile un passaggio all’aldilà, un tuffo nel mare ignoto nell’oltretomba. Oppure, l’esatto opposto: buttarsi a capofitto nei piaceri della vita – il gioco, l’amicizia, l’amore, l’erotismo, la filosofia, il cibo, il vino – consci che l’esistenza sia una e breve, perchè Cilens, l’atrabiliare dio del destino, non sai mai cosa possa avere in serbo.

E allora carpe diem: scegliti un territorio benedetto dagli dei, coltivalo con grazia, abitalo con stile, ricavaci bontà, accanto a un mare che apre gli orizzonti e i pensieri, ed ecco il Cilento.

E la qualità della vita che offre il Cilento, le sue sinuose bellezze, i suoi mangiari, anche le sue malinconie raffinate, sembra, a distanza di centinaia di anni, aver magicamente raccolto il significato sotteso a quel tuffo e aver offerto al giovane tuffatore di oggi – in esteso, a ognuno di noi - le acque placide e nutrici per unaimmersione gustosa e gratificante nel breve (o più auspicabilmente lungo) viaggio nella vita terrestre.

È come se un dio, qui, avesse costruito con enormi blocchi di pietra la sua casa.
[Friedrich Nietzsche]