Bianco come la neve, rosso come... la ciliegia

Rossa come il sangue venoso, brillante, inconfondibile: la ciliegia di Vignola nelle due varianti più diffuse tocca quelle nuances del Bordeaux nel pieno della sua maturità. Dei broccati più pregiati. Conquista l'occhio ancora prima del palato, con quel suo turgore sfacciato, con quella sua sfrontata e seducente rotondità.
Ma è il bianco che prelude alla sua nascita: il bianco del fiore del ciliegio che a marzo inizia a imbiancare l'orizzonte della cittadina modenese, ora che non c'è più quasi nemmeno il ricordo delle piane innevate.

Botanicamente, il fiore del ciliegio è definito ermafrodita: ma senza scomodare lo scienziato ci lasceremo inebriare dalla perfetta corolla bianche formata cinque petali graziosamente disposti attorno ai giallissimi stami. Il calice si schiude senza timidezza, cattura la luce nel calice e la rilancia, brillante, come un faro irresistibile per le api che accorrono e banchettano.

Il territorio di Vignola, ai piedi dell'omonima, bellissima Rocca appartenuta ai Contrari ed agli Este, vedeva una larga diffusione delle coltivazioni agricole, tra le quali si distinguevano la vite e il gelso, a quall'epoca abitualmente maritato come supporto. Ma la funzione strutturale era solo una parte dell'uso del gelso, che costituiva con il suo fogliame lil nutrimento principe del baco da seta, la cui economia permeava largamente quelle zone verso al fine dell'800. Fu solo in seguito che il gelso venne progressivamente sostituito da meli e ciliegi, lasciando la prevalenza dei secondi nei decenni più recenti.
La grande pertinenza di gelso e ciliegio alla cultura più profonda della provincia di Modena - e della limitrofa Reggio Emilia - trova una sua ragione d'essere anche nella produzione del prezioso Aceto Balsamico Tradizionale, che nelle batterie di caratelli destinate al suo lunghissimo invecchiamento vede sempre la presenza di gelso e ciliegio, essenze decisive per la formazione dei complessi aromi che lo caratterizzano.

Dunque l'esplosione dei fiori del ciliegio è davvero il canto di una terra, della sua gente e della sua storia. Noi possiamo goderne il brillìo, in attesa di gustarne anche la dolcezza.