Arcimboldo: quando il cibo è arte

Viviamo in un momento storico in cui il cibo è protagonista incondizionato. Lo spettacolo della cucina è portato in scena dai grandi chef  che vestono i panni dell’artista, e il cibo diventa arte.

L’arte e il cibo sono legati da tempo immemore. Da quando l’uomo ha cominciato a sentire il bisogno di rappresentare la propria vita, inevitabilmente il cibo ne ha fatto parte. Dalle scene di caccia dei graffiti preistorici e dei geroglifici egizi, alle opere più venerate del Rinascimento, fino a quelle più moderne della pop e della eat art, ciò che mangiamo ha sempre occupato un posto di rilievo. Spesso il cibo era elemento di contorno alle rappresentazioni artistiche ma, in alcuni casi, si trasformava in vero e proprio protagonista per la sua capacità simbolica. Si pensi, a titolo d’esempio, al pane nell’Ultima Cena di Leonardo o alle lattine di zuppa Campbell di Andy Warhol.

Un utilizzo artistico del cibo unico nel suo genere lo troviamo nelle opere di Giuseppe Arcimboldi detto Arcimboldo, uno dei pittori cinquecenteschi più innovativi della storia dell’arte. Arcimboldo si formò alla bottega del padre, nell’ambito dei seguaci di Leonardo. Esoterico e alchemico, si considerava poeta e filosofo, ingegnere e inventore. Si può dire sia stato l’artista che ha inventato le “bizzarrie” e le “pitture ridicole”, e ad oggi è riconosciuto come grande esponente della cultura manierista europea. Il suo lavoro non fu, però, immediatamente apprezzato. Il riconoscimento del valore delle opere di Arcimboldo arrivò solo secoli dopo la sua morte grazie alla riscoperta da parte di esponenti del Surrealismo come Salvador Dalì.

Fu sì esponente del Manierismo, ma interpretandolo a modo suo. Prima del suo arrivo le nature morte erano spesso un esercizio di stile dell’artista, per quanto dense di significati simbolici, ma sempre molto fedeli a rappresentare la realtà nei suoi minimi dettagli. Con Arcimboldo si passò dalla natura morta alla natura che prende vita. Egli si dedicò con bizzarria e creatività all’elaborazione di ritratti e busti – le cosiddette “Teste composte” – realizzati combinando tra loro vegetali e animali, elementi che collegava metaforicamente al soggetto rappresentato. Artista del mistero, lasciava intendere una verità ma ne suggeriva un’altra possibile. Servendosi nelle sue opere di ciò che era più naturale: la frutta, la verdura, gli uccelli, sembra che intendesse sbeffeggiare e fare ironia su ciò che secondo lui era meno naturale al mondo: la natura umana.

A dimostrazione della sua forte attualità e della capacità di andare oltre il suo tempo, i lavori di Arcimboldo sono tutt’oggi fonte di ispirazione. La figura dell’opera l’Ortolano è stata ripresa nel 2015 dalla Disney per creare foody la mascotte dell’EXPO di Milano che aveva come tema principale la nutrizione.

Anche il fotografo Klaus Enrique ha creato delle vere e proprie citazioni contemporanee dei famosi ritratti di Giuseppe Arcimboldo. Obiettivo di Enrique è stato, infatti, quello di immortalare degli scatti usando le tecniche e gli stessi materiali dei dipinti di Arcimboldo, come verdure, gusci d'uovo, pescato e carne.

A quasi cinquecento anni dalla sua nascita, la capacità di Arcimboldo di mischiare in forma artistica, natura, cibo e simbologia continua ad intrigare e a stimolare la fantasia di osservatori e creativi.

[Immagine "ispirata" al lavoro dell'Arcimboldi.]