Appia

Da Roma a Brindisi, nei secoli dei secoli. Una traccia che ripercorre lo spazio e il tempo, riassumendo il pensiero, l'uso, il modo di essere di genti e popoli al progressivo sgretolarsi di un impero e al faticoso nascere di una nazione: dall'ossessione per il rettilineo dei Romani Antichi alla svergognata incuria della modernità: all'indifferenza, al malcostume, al malaffare ma anche all'incontornabile fasciano di questa - come altre più di altre - linea di comunicazione. Che questo fu e questo è ancora più che una strada.
Paolo Rumiz scrive e vive, vive e scrive la scoperta - forse sarebbe più esatto dire riscoperta - dell'Appia dimenticata, quella che scompare sotto l'asfalto e le costruzioni, la vegetazione e l'avanzare del "progresso". Lo fa a piedi, caparbiamente, con una testardaggine che è il vero filo rosso che lega i suoi primi passi, le sue prime pagine, dal monumentale tratto dell'Appia Antica a Roma fino a laggiù negli sperduti paesaggi in cui la Strada si cela, per vicende umane e storiche. E ci regala un susseguirsi initerroto di emozioni contrastanti che ti trovi a desiderare aver vissuto anche tu: passo dopo passo, al prezzo della fatica e dei piedi sfranti, solo per poter evocare quell'incedere così carico di storia.

Lungo l'Appia è accaduto di tutto, e Rumiz ne racconta di storie: prendendo partito, schierandosi senza remore dalla parte delle battaglie di retroguardia, quelle che difendono il valore dei valori, se vogliamo consentirci un calembour. Il valore della storia scritta nel mondo e non sui libri, oppure al punto di contatto tra la storia e la leggenda: come la fine dell'esercito di Spartacus, che tutti ricordiamo crocifisso con i suoi lungo l'Appia dal protervo Crasso, ma che non ha solide testimonianze storiche.

Anche il cammino di Rumiz sconfinerebbe nella leggenda, se la sua letteratura non fosse così solida, così prossima, così credibile. Se le sue giornate in cammino fossero così "normali", così alla portata di tutti. E proprio rendere così plausibile il recupero della strada, e così esecrabile il suo abbandono, è la cifra di questo volume che non dovrebbe mancare nella libreria di tutti coloro che amano le sfumature di confine del Vivere di Gusto.

Il cammino è diventato popolare, ma come spesso accade, la popolarità richiede accessibilità: molti tratti di quest'Appia così vera sono tutt'altro che comodi e accessibili: in queste pagine molti schemi disegni e piantine rendono più agevole l'impressa, ma non certo un bicchier d'acqua. Senza indicazioni, senza memoria, senza dignità, Appia risorge nelle parole di un grande cantastorie contemporaneo, a cui giustifichiamo anzi approviamo il sottile compiacimento per avercela fatta.

Editore: Feltrinelli
Data di uscita: giugno 2016
Collana: I Narratori
Pagine: 384

Dal punto di vista simbolico, non è esagerato dire che una strada come la Via Appia abbia rappresentato l'inizio e la fine di un modo d'intendere l'arte.
[Vittorio Sgarbi]